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Prometeia, bilanci bancari 2006 positivi

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Se circa un mese fa l’Associazione bancaria italiana (Abi) aveva promosso i bilanci  al 31 dicembre degli istituti di credito italiani, adesso è Prometeia a dire la sua su questo tema, nel rapporto “Analisi dei bilanci bancari”. Una vera e propria elaborazione delle rilevazioni contabili precedente fatte dall’associazione guidata da Corrado Faissola su un campione di 38 gruppi bancari e più di 130 banche.


 

L’intento di questo rapporto, non è quello di valutare le singole realtà aziendali, bensì dare un quadro completo all’interno del quale le diverse realtà possano effettuare in modo efficace le valutazione delle proprie performance con un buon margine di comparazione. Passando subito la parola ai dati, dallo studio di Prometeia è emerso che l’esercizio appena trascorso ha lasciato un’eredità positiva, con una redditività media del patrimonio che mette in evidenza un miglioramento rispetto ai dodici mesi precedenti, attestandosi al 10,7%. Ma quali sono i fattori grazie ai quali si realizza questo cambiamento favorevole? In primis, un quadro economico che dà segnali di ripresa, nonché la capacità di far fronte alle sfide che arrivano dall’esterno.

 

Il sistema bancario italiano continua, dunque, a vivere un buon momento. “Una positività che nasce essenzialmente – spiega a Finanza.com Chiara Fornasari, partner di Prometeia – dalla capacità di creare redditività, soprattutto da parte dei gruppi di medie dimensioni che, attraverso il controllo dei costi, risultano essere più efficienti”.
“Ma il dato nuovo, quello che rompe gli schemi – continua Fornasari – consiste nella crescita dimensionale dei primi tre gruppi italiani, comparabili alle realtà europee”. Un gap che l’Italia ha colmato nell’ultimo anno con il fenomeno delle aggregazioni, che ha visto celebrarsi matrimoni eccellenti, come quello tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi la scorsa estate, e l’ultimo in ordine di tempo, tra Unicredit e Capitalia, che darà vita al primo colosso bancario italiano, il secondo in Europa e il sesto nel mondo per capitalizzazione. Un capitolo, quello del Merger&Acquisition, da cui ha tratto vantaggio la concorrenza del mercato e che ha di conseguenza modificato le modalità competitive.

 

Ma le maggiori risultanze per i principali gruppi italiani e del Vecchio continente, emerse da questo primo monitoraggio, sottolineano – come si apprende in una nota – una redditività dei mezzi propri in netto miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un Roe che tocca il 19% e con le realtà italiane in continua crescita.

 

Sul fronte delle performance le banche del Belpaese hanno dimostrato di essere in partita. E la conferma è arrivata dai risultati che hanno caratterizzato l’esercizio appena trascorso: dal consolidamento della creazione di valore dei gruppi, nonostante il relativo aumento del
costo del capitale, per poi passare a una crescita sostenuta, e in accelerazione rispetto al periodo precedente, dell’attività di intermediazione (+11.4% la crescita dei crediti, +8.6% quella della raccolta diretta). Ma non solo. Anche un livello di rischiosità costantemente monitorato.

 

(Notizia aggiornata alle 11.30)