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Il profit warning di Burberry trascina a fondo i titoli del lusso italiano

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Il settore del lusso è il protagonista indiscusso della giornata borsistica. Burberry ha lanciato un profit warning che ha trascinato a fondo l’intero comparto europeo. La casa di moda britannica ha annunciato di attendersi per l’intero esercizio profitti pre-tasse adjusted nella parte bassa delle previsioni del mercato in scia al frenata della crescita nel secondo trimestre delle vendite retail.

“Come anticipato a luglio, lo scenario sta diventando sempre più difficoltoso“, ha commentato Angela Ahrendts, numero uno del gruppo del lusso inglese. “In questo contesto, nel secondo trimestre la crescita delle vendite al dettaglio è rallentata. E in questa situazione adotteremo le misure appropriate per proteggere la redditività di breve termine”.

Il titolo della società che ha reso celebre il motivo “tartan” a Londra segna da questa mattina un ribasso a due cifre (al momento del 18,62% a 1,115 pence. Non va meglio alle maison francesi: a Parigi Lvmh arretra del 4,39% a 126,45 euro e PPr scivola del 4,07% a quota 122,70 euro.

Ad essere colpite anche le nostrane case di moda. Sul Ftse Mib, Tod’s e Salvatore Ferragamo indossano la maglia nera del paniere principale, con un ribasso rispettivamente del 4,02% a 87,15 euro e del 4,80% a 17,24 euro. Giù del 2,52% a 26,71 euro Luxottica mentre fuori dal listino delle blues chips italiane si segnalano le vendite su Geox, in flessione del 2,10% a 2,234 euro e su Brunello Cucinelli, la cui azione è scambiata a 13,5 euro in calo dell’1,24 per cento.

Come se non bastasse, Burberry ha dovuto fare i conti anche con la bocciatura giunta questa mattina da Nomura. Il broker giapponese ha peggiorato la raccomandazione sul titolo dell’azienda inglese a neutral dal precedente buy. Ridotto anche il target price che è stato abbassato a 1.210 pence da 1.450 pence. Gli analisti hanno rivisto inoltre al ribasso le stime sull’utile netto, passate da 314 a 300 milioni di sterline nel 2013, da 361 a 338 milioni di sterline nel 2014 e da 416 a 378 milioni di sterline nel 2015. Abbassate anche le previsioni sui ricavi (da 2.064 a 1.999 milioni nel 2013, da 2.315 a 2.199 milioni nel 2013 e da 2.600 a 2.421 milioni nel 2015) e sull’utile per azione rettificato (da 70,59 a 67,49 pence nel 2013, da 80,87 a 75,67 pence nel 2014 e da93,17 a 84,52 pence nel 2015).

Ma non tutto è perduto. La crescita dei margini, le iniziative sul merchandising e le prolungate prospettive a doppia cifra dei rendimenti sono le ragioni che Nomura mette sul piatto per tenere a lungo l’azione in portafoglio.