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Prodi: il Governo deve essere informato sulle operazioni del sistema bancario

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Non è stato soltanto il bilancio di Governo quello tracciato proprio ieri dal presidente del Consiglio, Romano Prodi, nella giornata conclusiva del Festival dell’economia di Trento, ma è stata una più ampia riflessione sulla situazione dell’economia italiana. Certo, non è mancata qualche polemica: l’intervento del premier si è aperto con le contestazioni di un gruppo di manifestanti contro la base americana di Vicenza Dal Molin. A quel punto il direttore del Sole 24 Ore, Ferruccio de Bortoli, chiamato a intervistare Prodi, ha tentato di fare da mediatore, permettendo a una rappresentante dei contestatori, Cinzia Bottene, di salire sul palco per esporre brevemente le ragioni di chi si oppone “a una base militare accanto alle case e a 1.400 metri dalla basilica Palladiana”. Dopo le affermazioni pubbliche della loro rappresentante, i contestatori sono usciti e l’incontro è proseguito sui binari prestabiliti.


Se è vero che la settimana scorsa il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva auspicato una netta separazione tra politica e banche, Prodi è tornato sull’argomento, affrontandolo però nel modo ancora più generico del binomio politica-impresa. Il presidente del Consiglio, incalzato dai giornalisti sulle recenti fusioni, sull’affare Telecom Italia, sul piano Rovati (“io non l’avevo visto”, ha ribadito) o sulla telefonata del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, al presidente di Generali, Antoine Bernheim, per forzare la mano affinché la proprietà della compagnia assicurativa italiana resti italiana, ha sottolineato, non senza un po’ di veleno, che “chi fa la predica all’Italia di solito si comporta assai peggio”. “Se sono in atto delle operazioni nel sistema bancario italiano il Governo deve essere informato – ha detto Prodi – ma permettetemi di dire che per me è stata una grande soddisfazione che una nostra importante banca non sia andata in mani straniere. Un povero paese che non ha una banca rimane un povero paese. Perciò ho gioito: è un male per un presidente del Consiglio gioire?”. Rispondendo poi a chi gli chiedeva se avrebbe accettato da Giulio Tremonti gli stessi comportamenti di Padoa-Schioppa quando era presidente dell’Unione europea, ha affermato che non avrebbe avuto nulla da ridire “perché lo fanno tutti”. “Quando con Monti – ha proseguito – abbiamo bloccato la fusione della General Electric con Honeywell si è mossa anche la Madonna. Ma dove vivete? In Usa ci sono 21 settori in cui gli investitori stranieri non possono investire. Noi interveniamo molto di meno di chi ci fa la predica”.

Prodi non poteva poi evitare il tanto dibattuto tema dei conti pubblici, ricordando lo sforzo in favore del risanamento delle finanze messo in atto all’inizio del suo mandato, anche in maniera dura, e correndo il rischio di risultare impopolare. La sfida vera tuttavia secondo il presidente del Consiglio è quella delle risorse umane, specie di fronte a una Cina che sforna circa 800 mila nuovi ingegneri all’anno. L’Italia, per reagire, deve investire in ricerca, nel sistema dell’alta formazione, nelle competenze tecnico scientifiche. “Ci vogliono – ha fatto notare il premier – piattaforme logistiche,  porti efficienti, dobbiamo diventare la piattaforma degli investimenti europei verso l’Asia”. Prodi si è anche espresso sulla nuova legge Finanziaria, “in favore della competitività e dello sviluppo”. “Rimane però il problema – ha sottolineato – di far sì che le politiche riguardanti la ricerca e l’innovazione vadano a beneficio anche delle piccole e medie imprese”.