Procedono con cautela le Borse europee: mkt aspettano dati americani

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Procedono con cautela le principali Borse europee in attesa della raffica di dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti, che saranno diffusi tra le 13.30 e le 23 di oggi. Si va dalla fiducia delle pmi alle vendite al dettaglio, dalla produzione manifatturiera nel mese di novembre alla fiducia dei consumatori, misurata ogni settimana. In Europa gli acquisti e le vendite si bilanciano a seconda dei settori: cedono banche, auto e materie prime, mentre guadagnano qualche punto l’energia e le telecomunicazioni.
 
Sotto la linea della parità si portano Parigi (-0,08%) e Francoforte (-0,12%). Mentre hanno imboccato la strada dei ribassi con più convinzione: Madrid (-0,81%) e Milano (-0,28%). Dal Vecchio Continente in mattinata sono stati annunciati dati che gettano nuove ombre sulla tenuta d’insieme dell’economia di Eurolandia. L’indice Zew sulla fiducia degli investitori in Germania a dicembre è salito per il secondo mese consecutivo, balzando a 4,3 punti da 1,8 di novembre. Il dato è risultato nettamente migliore rispetto alle attese degli economisti che puntavano su un rialzo a 3,9 punti. Lo Zew riflette le aspettative di investitori e analisti sulle prospettive della maggiore economia dell’euro per i prossimi sei mesi.


Non si può dire che invece gli inglesi dormano sonni tranquilli. In Gran Bretagna l’inflazione ha accelerato, toccando i massimi livelli da sei mesi a questa parte. A novembre l’indice dei prezzi al consumo è salito del 3,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente dopo il +3,2% di ottobre, secondo i dati dell’Istituto di statistica britannico. Si tratta del livello più alto da maggio. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4%. Nelle sale operative si cerca di mantenere i nervi saldi. “Il mercato era salito molto e ora consolida”, spiega un trader, sottolineando che i dati Usa in calendario oggi daranno ai listini una direzione più marcata, sottolineando solo una lieve pressione sui bond italiani e spagnoli.

Madrid stamattina ha collocato 2,51 miliardi di titoli a breve. Con rendimenti in salita a conferma che la percezione del rischio sul paese contonua a crescere. La Spagna ha intenzione di collocare titoli fino a 6 miliardi di euro complessivi tra oggi e giovedì. Mentre in Italia gli operatori seguono con apprensione le novità in arrivo da Camera e Senato dove si vota la fiducia sul governo italiano. Nel Vecchio Continente comunque è la situazione sulla crisi del debito a restare in primo piano. Mentre la Cina aiuterà finanziariamente il Portogallo, senza specificare l’ammontare di titoli che Pechino ha già comprato o che comprerà, nuove ombre si allungano sul Belgio, su cui Standard & Poors’s ha tagliato outlook a negativo, confermando il rating ad AA+.


Nel marasma delle notizie rimbalzano le dichiarazioni del presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, che ha chiarito che, la Bce, prima contraria, ora non ha una nuova posizione sulla possibilità che i paesi della zona euro effettuino emissioni obbligazionarie congiunte, i cosiddetti E-bond. Strumenti che potrebbero alleggerire gli oneri che oggi pesano sull’Eurotower. Eppure in Germania, bollata la scorsa settimana di essere anti-europea, l’ipotesi eurobond continua a creare malumori.


Secondo la stampa tedesca un eurobond con rendimento vicino a quello medio europeo potrebbe comportare per la Germania un aumento del costo del servizio del debito di circa 17 miliardi di euro all’anno. La posta in gioco è troppo alta per permettersi sbavature. Ma gli istituti tedeschi sono quelli più a rischio: una eventuale disintegrazione dell’euro li penalizzerebbe molto: a fine giugno al Bancomat tedesco si sono serviti Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo per 512,7 miliardi di dollari. Royal Bank of Scotland ha calcolato che la Germania ha messo a disposizione crediti per 24,1 miliardi per salvare Atene, 6,8 miliardi per Dublino.