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Privatizzazioni per taglio debito, sul mercato potrebbero finire le banche di Stato

QUOTAZIONI Poste Italiane
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Tagliare il debito pubblico, una ossessione dell’Unione europea a cui l’Italia è costretta ad adeguarsi. Motivo per cui il ministero dell’Economia, congiuntamente con il ministero dello Sviluppo economica, starebbe valutando l’opzione di creare un veicolo ad hoc in cui andrebbero “a confluire le partecipazioni da privatizzare, con la missione di rendere più ambizioso l’intero programma di cessioni, che per il 2017 ha un target fissato allo 0,5% del Pil”.

Ancora, il quotidiano riporta che “grazie al prossimo ampliamento dei golden power nuove società potrebbero finire sul mercato, a partire dalle banche di Stato: Mcc, Credito Sportivo e Ismea”. 

Tra l’altro, il diktat dell’Ue sulla necessità di mettere in regola i conti pubblici incombe, come conferma l’avvertimento all’Italia lanciato a fine febbraio dalla Commissione, che ha dato tempo a Roma fino alla fine di aprile per varare una manovra correttiva pari allo 0,2% del Pil, pena l’apertura di una procedura per debito eccessivo, che potrebbe scattare già a maggio.

Da un lato la manovra, dunque, dall’altro percorrere la strada della privatizzazione di quelli che vengono considerati i gioielli di famiglia.

Proprio due giorni fa, a tal proposito, in occasione di un’audizione al Senato Francesco Caio, numero uno di Poste Italiane, ha sottolineato che il governo “sta valutando” ulteriori ed eventuali evoluzioni, in merito a ulteriori processi di privatizzazione dell’azienda.

Caio ha precisato che “sulle prospettive dell’evoluzione dell’azionariato di Poste, ed eventuali ulteriori processi di privatizzazione, le decisioni sull’evoluzione della struttura del capitale non sono in capo al management, ma in capo all’azionista Stato”. Stato che sta appunto “valutando, come e quando e quali sono le modalità per ulteriori ed eventuali evoluzioni della compagine azionaria di Poste”. 

Obiettivo del governo è di incassare almeno 7 miliardi nel 2017, sia con la dismissione della quota che mantiene in Poste italiane, e che ammonta al 29,7% del capitale, che attraverso la cessione dell’Alta velocità delle Frecce, la divisione di FS. Sono stati gli stessi vertici di Ferrovie italiane, lo scorso autunno, ad annunciare nel corso della presentazione del piano industriale che la privatizzazione delle Ferrovie avverrà attraverso la quotazione, che non sarà inferiore al 30%, della società in cui andranno a cofluire l’Alta velocità e gli intercity, ovvero i servizi a lunga percorrenza.