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Privatizzazione Alitalia, il Tesoro cederà il 39,9%

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È entrata nel vivo la “fase due” per la privatizzazione di Alitalia. E il Tesoro accelera i tempi: dopo aver messo nero su bianco i cinque candidati che rimango in pista per aggiudicarsi il controllo della compagnia di bandiera italiana e dopo il cambio nel consiglio di amministrazione, con la presidenza nelle mani di Berardino Libonati, è stata portata al 39,9% la quota di azioni messe in vendita dal precedente 30,1% fissato inizialmente. È questo uno dei punti più salienti emersi dalla lettera contenente i termini per la presentazione delle offerte non vincolanti e il materiale informativo sull’azienda, inviata dal ministero dell’Economia alle cinque cordate ammesse all’asta e resa nota lo scorso 23 febbraio.


 

Insomma, la vendita di Alitalia procede a grandi passi e il Tesoro continua a dettare i tempi che sono di giorno in giorno più serrati. Oltre alla presentazione delle offerte preliminari, contenenti le garanzie economiche, occupazionali ed impegni industriali da presentare entro il prossimo 16 aprile, da Via Venti Settembre hanno fissato, come si legge nel documento ufficiale, alcuni paletti fondamentali: un impegno a non vendere per almeno un triennio; assicurare la copertura della rete in America, Estremo Oriente (inclusa India), Medio Oriente, Nord Africa ed Europa per la durata minima di cinque anni; il logo, il marchio e la sede principali (l’identità nazionale della società aerea nostrana) dovranno rimanere immutati per otto anni. Sono solo alcuni dei vincoli imposti dal Tesoro.


 


Ma la gara per Alitalia non è ancora chiusa. Le nuove aggregazioni alle cordate della short list comunicata dal Tesoro dovranno essere comunicate entro il 2 aprile. Le pretendenti dell’ultima ora potrebbero essere Air France-Klm o Lufthansa.


“Resta inteso che, in caso di aggregazioni di uno o più soggetti certi a un soggetto ammesso – precisa il documento – il soggetto ammesso che ha presentato la manifestazione di interesse dovrà mantenere una quota pari al 5% della cordata”. I piani industriali dovranno anche indicare le misure sul personale e, in particolare “logiche di gestione del personale e descrizione di eventuali interventi sulla forza lavoro, evoluzione del costo del lavoro”.


 


Le sorprese non sono certo mancate nelle 22 pagine presentate dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. La più eclatante è, dunque, rappresentata dalla quota che il ministero dell’Economia vuol cedere: da una quota iniziale pari al 30,1%, decisa all’inizio della gara, al 39,9% comunicato lo scorso venerdì febbraio. Un cambiamento non di poco conto perché in pratica il dicastero rimarrebbe in possesso di un pacchetto di azioni Alitalia pari al massimo al 10%.


 


Nulla sarà lasciato al caso. Il Tesoro prevedrà “un sistema di monitoraggio periodico” per verificare costantemente il servizio offerto da Alitalia, confrontato con i requisiti minimi richiesti nel piano industriale. Saranno definiti inoltre specifici meccanismi sanzionatori in grado di assicurare i requisiti minimi del servizio di network. Nel periodo di applicazione dei requisiti minimi, “in presenza di significative e misurabili modifiche del contesto di mercato, comprese cause di forza maggiore”, sarà possibile modificare i requisiti indicati, previa autorizzazione scritta del ministero, che “non potrà comunque essere negata senza ragionevole motivo”.