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Il primo via libera al piano-Bush non salva Wall Street

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E’ un piano anti crisi di proporzioni ciclopiche, mai viste nella storia dell’economia, quello approvato mercoledì notte dai senatori americani (75 a favore, 24 contrari), e subito trasmesso alla Camera che lo metterà ai voti oggi. Ai 700 miliardi di dollari chiesti dal ministro del Tesoro, Henry Paulson, per comprare dalle banche i titoli-spazzatura, si sono, infatti, aggiunti altri 150 miliardi per ridurre le tasse sul ceto medio, aumentare le garanzie pubbliche sui conti correnti e finanziarie alcuni interventi di sapore clientelare. Ieri mattina le piazze europee sembravano incoraggiate dalla svolta della politica washingtoniana che aveva deciso di rompere gli indugi con il voto anche di John McCain e Barack Obama. Ma l’ottimismo è scomparso all’apertura di Wall Street, dove un imprevisto scetticismo sull’efficacia e sulle sorti del maxi-piano del governo si è intrecciato con una serie di dati negativi. Ad agosto la domanda di prodotti industriali è calata negli Stati Uniti del 4 per cento. Le richieste di sussidi di disoccupazione sono salite ai massimi degli ultimi sette anni e intanto i mercati del credito non danno segni di vita. Così sulle Borse si è diffuso il timore che si stia per aprire una fase lunga e dolorosa di stagnazione economica. Questo nuovo incubo ha portato Wall Street ad avviare le contrattazioni con forti ribassi, contagiando gli indici europei. La Borsa americana ha chiuso in ribasso: il Dow Jones ha perso il 3,21% a 10482 punti mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 4,41% a 1978 punti.