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Primo rialzo tassi Fed: occasione di indebolimento per il dollaro?

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La riunione della Federal Reserve, in calendario giovedì 17 settembre, è un evento atteso da mesi. Su questa data si sono concentrate le attenzioni di investitori, economisti e analisti per il primo rialzo dei tassi di interesse americani da nove anni. La frenata dell’economia e lo scoppio della bolla sul mercato azionario cinese hanno cambiato le carte in tavola. Marco Bò di AlternativeFinance.ch fa il punto sul dollaro americano alla luce del nuovo scenario.

Secondo il 70% degli esperti interpellati da Bloomberg, Janet Yellen non muoverà la leva dei tassi nella prossima riunione. Una settimana fa il dato si attestava al 68%. Le probabilità di una prima stretta sono del 42,6% degli analisti per il meeting del 28 ottobre (senza conferenza stampa del presidente Fed), del 59,8% per il 16 dicembre e del 65,4% per il 27 gennaio. 

Per Marco Bò di AlternativeFinance.ch “il rialzo a settembre o dicembre non cambia molto sullo scenario di medio periodo. Da inizio anno riteniamo che un rialzo nel corso del 2015 sia un errore dal punto di vista macroeconomico in quando il rallentamento cinese, unito alla discesa del prezzo delle materie prime e alla forza del dollaro potrebbero aver creato spirali deflazionistiche nell’economia americana. La sola disoccupazione in continuo miglioramento non può essere, da sola, un motivo valido e sufficiente a giustificare un rialzo seppur di soli 25 punti base”.  

Per capire cosa farà il dollaro dopo il primo ritocco del tasso sui Fed funds “con il mercato che, da giugno 2014, ha iniziato a scontare almeno a livello valutario il possibile rialzo con un rafforzamento del biglietto verde del 16% circa (misurato sul dollar index)”, il consiglio di Marco Bò è guardare a quanto accaduto in passato nel momento di passaggio della politica monetaria americana da espansiva a restrittiva. 

Nei tre ultimi cicli di rialzo dei tassi da parte della Fed (1994-1995, 1999-2000, 2004-2006) – spiega l’analista – abbiamo osservato sempre un indebolimento da parte del dollar index, rispettivamente del 15% , 6% e 8% nelle settimane successive all’annuncio. È quello che dobbiamo aspettarci anche questa volta? Sicuramente riteniamo che contro le due valute più liquide (euro e yen, si siano già visti i minimi (eur/usd) e i massimi (usd/jpy) dell’anno. Aggiungiamo che gli ultimi tre rialzi iniziali erano l’avvio di un ciclo restrittivo da parte della Fed mentre questa volta si tratterebbe di un movimento ‘una tantum’. Riteniamo quindi che, nonostante le nostre perplessità ci sarà il ritocco dei tassi ma, come accaduto in passato, possa essere l’evento scatenante per un ribilanciamento globale dei portafogli e un indebolimento veloce da parte del dollaro che non dispiacerebbe in primis all’America. Per cercare di trarre profitto dalle nostre idee siamo short su dollaro/yen da area 120,3 con uno stop a 126 in chiusura di giornata e due target, il primo in area 115,50 e il secondo in area 110″.