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Prima Industrie: per il 2004 attese di crescita dall’alleanza con Salvagnini

QUOTAZIONI Prima Industrie
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Scambio di poltrone tra Prima Industrie e Salvagnini, dopo l’accordo commerciale perfezionato lo scorso luglio. L’amministratore delegato della società quotata al Nuovo Mercato, Gianfranco Carbonato, entrerà nel cda della società vicentina attiva nella lavorazione delle lamiere, e viceversa per quanto concerne l’a.d. di Salvagnini Scarpari. Lo ha dichiarato lo stesso Carbonato durante un incontro con gli analisti nel quale la società ha ribadito che l’alleanza non sfocerà, a meno di stravolgimenti ora non previsti, in una integrazione azionaria. Un paletto, questo, che non rende meno importante la partnership. Perché il management della società, appena uscita da una fase di ristrutturazione che ha riportato la società in utile nel primo semestre 2004 (risultato ante imposte in nero per 734 mila euro contro perdite per 1,861 milioni nel 2003), crede che quest’alleanza sia uno dei driver di crescita, forse il principale tenendo conto che metà fatturato attualmente viene dai sistemi per la lavorazione delle lamiere (sistemi a due dimensioni). Il contesto di mercato resta comunque difficile. L’industria automobilistica, grande cliente di Prima, fa ancora fatica a ripartire e i mercati di Italia, Germania e Francia, sono fiacchi. Per fine anno le speranze di chiudere con fatturato e margini in crescita sono affidate, inoltre, alle attività americane nel settore aerospaziale e nei paesi dove la presenza della società è in crescita, come il Brasile, l’Australia, Israele e l’Iran, che hanno aumentato la loro quota sul totale dei ricavi, e il Giappone, dove l’industria automobilistica mostra segnali di vivacità. La società non ha voluto fornire stime per l’intero 2004, ma il +20% di ordinativi messo a segno nel primo semestre dovrebbe far sperare per un mantenimento della crescita dei ricavi nel primo semestre (+9%). Discorso a parte per la Cina, l’area mondiale più vivace per i beni d’investimento. La società è presente con due joint venture e le aspettative a medio termine sono per una leadership nei settori di pertinenza, anche se ora i numeri non sono preponderanti in rapporto al totale delle vendite. Ma i tassi di sviluppo del colosso asiatico sono oro per chi opera nel settore dei beni d’investimento ed è fondamentale essere presenti in forze nell’area. Inoltre la società non ha fatto mistero di voler produrre in loco in futuro, sfruttando il basso costo della manodopera. Il titolo è sugli stessi livelli di inizio anno (oggi ha chiuso a 6,8 euro), ancora sotto al prezzo di opa che a fine 2002 Emilio Gnutti offrì ai soci, pari a 7,5 euro per azione.