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Prima Alitalia, ora Tav: Tria sconfessa sempre Di Maio. Lui sbotta e medita vendetta

“Non mi interessa l’analisi costi-benefici – ha puntualizzato il ministro del Tesoro – il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un …

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Non si possono certo fargli i complimenti per il tempismo che ha avuto: nello stesso giorno in cui il vicepremier e leader del M5S Luigi Di Maio ha assistito allo shock del movimento nelle elezioni regionali in Sardegna, il ministro del Tesoro Giovanni Tria ha lanciato un affondo contro chi nel governo gialloverde è contro la Tav.

Contro, dunque, i ‘gialli’, alias i pentastellati guidati da Di Maio. Nel corso della trasmissione Quarta Repubblica, senza fare nomi o cognomi, il titolare del Tesoro ha detto la sua, andando anche al di là del caso specifico Tav:

“Non mi interessa l’analisi costi-benefici – ha puntualizzato – Il problema non è la Tav, il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo che cambia, non sta ai patti, cambia i contratti, cambia le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav”.

Bisogna portare avanti l’economia italiana“, ha insistito.

Le reazioni non si sono fatte attendere. In primis si è fatta sentire la voce del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che, a Zapping, ha sottolineato che “Tria ha dimenticato che c’è un contratto di governo”. Ribadendo: “lui dovrebbe ricordarlo”.

Di conseguenza, ha tagliato corto il ministro,  “Tria si atterrà a quello che c’è scritto nel contratto”.

Ma le parole di Toninelli sono state miele rispetto alla vendetta che per tutto il giorno, stando alle indiscrezioni riportate oggi da La Repubblica, il vicepremier Luigi Di Maio ha meditato. E non è detto neanche, secondo il giornalista Tommaso Ciriaco, che i propositi di vendetta siano stati accantonati:

Così il quotidiano:

“Il tracollo dei cinquestelle in Sardegna destabilizza il governo. E trascina nella mischia il ministro dell’Economia Giovanni Tria. In tv, il responsabile del Tesoro colpisce duramente la linea grillina sulla Tav. E Luigi Di Maio, infuriato, medita per un giorno intero la sfiducia pubblica del responsabile del Tesoro. Studia con lo staff della comunicazione un gesto dirompente, un post violentissimo che chiede esplicitamente le dimissioni del professore. Arriva a un millimetro dal ‘licenziamento’, poi si blocca. E accetta di aspettare almeno il vertice di oggi pomeriggio a Palazzo Chigi, dove finalmente potrà confrontarsi con Giuseppe Conte e Matteo Salvini. Ma nella lunga sera della vigilia fa trapelare di essere pronto a portare questo messaggio all’incontro tra leader: «Se Tria vuole farsi cacciare, basta chiederlo: lo cacciamo».

Le stesse indiscrezioni vengono riportate dal quotidiano La Stampa:

«Ma perché lo ha detto? Se vuole andare via, e vuole costringerci a chiedere le sue dimissioni, lo accontentiamo. Ci mettiamo un attimo». Un attimo dura anche la reazione di Luigi Di Maio, furibondo per le dichiarazioni rilasciate da Giovanni Tria alla trasmissione Quarta Repubblica.

Tria-Di Maio: un rapporto travagliato

Certo, il rapporto Di Maio-Tria è stato spesso travagliato. Tria non si è mai fatto particolari problemi a sconfessare i proclami del leader del M5S.

Tra gli ultimi casi, quello che ha visto protagonista Alitalia e l’ipotesi della sua nazionalizzazione, rilanciata da Di Maio, che giorni fa ha parlato di un piano con cui il Tesoro avrebbe potuto unire le sue forze con quelle di Ferrovie delle Stato per acquisire oltre il 50 per cento di una Alitalia rilanciata.

Tria, chiamato in causa per il coinvolgimento del Tesoro nel dossier Alitalia, non aveva avuto remore a negare quanto detto dal leader M5S:

“L’argomento di una rinazionalizzazione di Alitalia non è sul tavolo” e “la soluzione non può essere altro che quella del mercato” (facendo riferimento al fatto che Ferrovie dello Stato è comunque in contatto con  Delta Air Lines e EasyJet), come possibili partner per un rilancio di Alitalia.

Anche lì, Di Maio ha dovuto ingoiare il rospo, smentito da un suo stesso collega di governo.

Tria si era permesso anche di rispondere, non solo a Di Maio ma anche all’altro vicepremier Matteo Salvini, in merito alla vicenda dell’indipendenza di Bankitalia, attaccata su due fronti: quello delle nomine dei dirigenti e quello dell’oro depositato nei suoi forzieri:

Rumor sul siluramento di Tria sono rimbalzati più volte sui giornali da quando l’economista è salito sullo scranno più alto del Tesoro: non tanto per scelta, ma come ripiego, dopo la grave crisi istituzionale esplosa, nei giorni concitati della formazione del governo M5S-Lega, con il no del presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’ipotesi di Paolo Savona al dicastero.

Il Giornale, in un articolo di inizi dicembre firmato da Augusto Minzolini, aveva riportato anche tutta la disperazione del ministro, che aveva lanciato un SOS via SMS al suo amico Renato Brunetta:

«Non ce la faccio più, sono sottoposto ad un agguato dietro l’altro. L’ultimo è stato quello di mandarmi davanti alla commissione parlamentare di ritorno dall’Ecofin. L’unica cosa che mi interessa è salvare il Paese. Quella è la mia luce. Altrimenti, se fosse solo per me, già ora…».

Segno che Tria stesso aveva pensato alle dimissioni.

Nei giorni di dicembre, in cui il governo M5S-Lega trattava con la Commissione per evitare il peggio, Tria era stato definito da alcuni giornali anche come oggetto di una interessante metamorfosi, da guardiano dei conti pubblici, poi e addirittura, sovranista.

La Stampa aveva poi pubblicato l’articolo:  “Conte e 5S spingono Tria alle dimissioni, ma il leghista lo difende: deve restare lui”.

Il quotidiano faceva riferimento alla “snervante battaglia con l’Europa sulla manovra” e al fatto che sembrava, ormai, che “i destini del premier Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia Giovanni Tria” si stessero “separando, in maniera forse irreparabile”.

“La componente grillina del governo, sostenuta adesso anche da Conte, discute ormai apertamente di dimissioni, e vede Tria indirizzato verso la porta d’uscita – scriveva La Stampa – Uno scenario che però non troverebbe d’accordo l’altro inquilino, Matteo Salvini, per nulla convinto che sia giusto mollare il ministro in questa delicatissima fase. (erano i giorni in cui tutti erano in attesa di capire se l’Italia sarebbe stata colpita dalla procedura di infrazione Ue, poi sventata)”.

Finora Tria ha resistito anche alla previsione del Corriere della Sera, che aveva decretato la fine del suo mandato a gennaio.

Siamo a fine febbraio, e il ministro ha dato più di una prova di resistenza.

Certo però è che, così come continuano ad arrivare le smentite, continuano anche a circolare indiscrezioni su una crepa nei rapporti, soprattutto, con Di Maio, che ora potrebbe essere più che pronto a dargli il benservito.