Il prezzo del petrolio non frena le Borse. Il Brent sfiora 118$. Per Trichet massima allerta

Inviato da Micaela Osella il Lun, 07/03/2011 - 14:44

Le Borse europee consolidano i guadagni, nonostante le pressioni causate dal rally del prezzo del greggio. Dopo un avvio in ribasso, le principali piazze finanziarie europee hanno girato in positivo e adesso consolidano i rialzi al giro di boa, senza farsi influenzare dalla corsa del prezzo del petrolio con il Brent che ha sfiorato quota 118 dollari. Londra guadagna lo 0,61%, Francoforte lo 0,50% e Parigi lo 0,15%. Milano si aggiudica la maglia rosa fra le consorelle europee, con il Ftse Mib in crescita dello 0,95% a 22.345 punti e l'All Share dello 0,91% a 22.959 punti. Questa mattina in Asia il prezzo del Wti si attestava a un passo dai 106 dollari al barile, sostenuto dalle violenze in Libia e dal timore di focolai rivoluzionari in altri paesi del Medio Oriente, ma i mercati tirano dritto con gli investitori consapevoli che se la fiammata del valore del greggio dovesse continuare peserà sull'andamento della ripresa mondiale.

Come osservano da una sala operativa "il mercato è in attesa di spunti e guarda agli equilibri geopolitici, per avere indicazioni in merito alle quotazioni delle materie prime e, di conseguenza, sull'inflazione e i tassi d'interesse". Anche al Global Economy Meeting è alta l'allerta sul rialzo dei prezzi delle materie prime e del petrolio, come ha riconosciuto il numero uno della Bce Jean Claude Trichet al termine della riunione del Global Economy Meeting di cui è presidente. In particolare Trichet ha rilevato come le tensioni ulteriori che vediamo sui prezzi del petrolio e l'energia aggiungono importanza a quello che abbiamo detto nella riunione del Gem dello scorso gennaio. Il presidente della Bce ha quindi osservato come nella riunione odierna "si è parlato della situazione" dal punto di vista del rialzo delle materie prime "un fenomeno non nuovo, ma che le attuali circostanze rendono più acuto". A Bengasi e in tutto il Paese la situazione continua ad rimanere difficile. I caccia libici hanno compiuto questa mattina una serie di raid aerei contro la zona di Ras Lanuf, nel golfo di Sirte.

Secondo quanto riferisce la tv satellitare al-Arabiya, i caccia del regime di Muammar Gheddafi hanno colpito alcune postazioni dei ribelli che hanno fatto di quella zona la loro linea difensiva in vista di una possibile offensiva delle brigate di terra inviate da Tripoli. Decine persone sono morte negli scontri tra le milizie fedeli al ledaer libico e i rivoltosi che sono riusciti a respingere i violenti attacchi per riprendere il controllo delle città costiere. "Da qualche giorno sembra che i rivoltosi stiamo ottenendo dei risultati, ma in generale sembra che le truppe fedeli a Gheddafi guadagnino terreno" afferma l'inviato della tv al Jazeera da Brega. "Se i rivoltosi vogliono conquistare Sirte - aggiunge - dovranno prepararsi a duri scontri lungo il tragitto". Alcune fonti sono convinte che si svolgerà nei prossimi giorni a Sirte la battaglia decisiva delle sorti del regime di Muammar Gheddafi. Secondo una fonte libica del quotidiano arabo al-Sharq al-Awsat, ne è convinto anche lo stesso colonnello che si starebbe preparando per tenere la battaglia finale proprio nei dintorni della sua roccaforte.

Il colonnello avrebbe reclutato nelle scorse settimane decine di piloti stranieri, siriani, algerini, ucraini, serbi e romeni, per i suoi caccia in modo che sferrino dei raid contro gli oppositori senza remore. Sirte è infatti considerata la capitale politica del suo regime. Anche per i leader dell'opposizione quella di Sirte sarà una battaglia decisiva per le sorti del paese. Gheddafi avrebbe però pronto anche il piano B. Secondo fonti molto vicine al Consiglio Nazionale provvisorio di Bengasi, il colonnello avrebbe prospettato la possibilità di lasciare il potere e il Paese, dietro garanzie sia per lui che per i suoi familiari e avrebbe chiesto garanzie, secondo il quotidiano Asharq Al Awsat che riporta la notizia, anche per il proprio patrimonio finanziario.

Gheddafi avrebbe inoltre proposto, secondo le fonti del quotidiano panarabo basato a Londra, di convocare una seduta del parlamento libico, in cui annunciare il passaggio del potere al Consiglio Nazionale. Tra le garanzie chieste dal Rais libico vi sarebbe l'aiuto, da parte del Consiglio, nel facilitare la sua partenza per la destinazione scelta e la rinuncia a un'eventuale estradizione o a denunce a tribunali internazionali. Le richieste del colonnello sono state precedute, secondo le fonti, da indiscrezione non veritiere sul suo stato di salute: in particolare, quelle secondo cui Gheddafi avrebbe avuto un ictus simile a quello che l'aveva colpito diversi anni fa e menzionato nei dispacci diplomatici diffusi da Wikileaks. Secondo le fonti di Asharq Al Awsat, non vi sarebbe stata da parte del Consiglio Nazionale nessuna risposta ufficiale alle richieste di Gheddafi. Inoltre, in un tentativo di mescolare le carte e creare una situazione poco chiara davanti ai mass media internazionali, il colonnello avrebbe distribuito armi, riporta il giornale, anche ai figli dei leader dei comitati rivoluzionari, che avrebbero sparato nelle strade di Tripoli diffondendo il terrore.

Sono dunque passati in secondo piano i buoni dati pubblicati venerdì scorso sul mercato del lavoro americano, con il tasso di disoccupazione che lo scorso febbraio è sceso all'8,9%, il livello più basso dall'aprile 2009. Mentre in Europa la situazione sembra complicarsi, con Moody's che ha abbassato di tre gradini, a B1 da Ba1, la nota di merito sul debito sovrano della Grecia portandolo a livello di Bielorussia e Bolivia, ritenendo che sono aumentate le probabilità di default del Paese, e lasciandola sotto osservazione con implicazioni negative. Una manovra che ha fatto letteralmente infuriare il governo di Atene che ha definito il taglio del rating deciso da Moody's completamente ingiustificato perché non riflette una obiettiva e bilanciata valutazione delle condizioni a cui il Paese sta facendo fronte. In un duro comunicato il Ministero delle Finanze ha sottolineato che la decisione di Moody non avrà effetti sulle capacità di finanziamento di Atene che continua ad ottenere fondi dal meccanismo di sostegno ed ha preso, in collaborazione con l'Ue e il Fmi tutte le misure necessarie per mantenere la stabilità e la liquidità del sistema bancario greco.
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