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Prezzo del petrolio in discesa, ma in Italia sale il costo della benzina

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Il prezzo del petrolio resta freddo sui mercati internazionali, nonostante aumentino i segnali di un nuovo potenziale rialzo. Gli analisti, nei loro report, parlano sempre più spesso di una nuova possibile fiammata. D’altra parte il solo dossier Iran, e la sua volontà a proseguire i test nucleari in barba ai divieti internazionali potrebbe bastare a spingere in alto il barile di greggio.


Ma proprio ieri, il prezzo del petrolio a New York ha superato al rialzo la soglia dei 61 dollari al barile, ma già oggi il prezzo dell’oro nero è ritornato sotto questa soglia ormai psicologica perdendo un dollaro circa. Gli operatori del mercato appaiono scettici, considerano questa come una situazione di stallo. Secondo loro, infatti, una notizia come quella dell’Iran dovrebbe far salire i prezzi ben più di una manciata di dollari. Come d’altra parte è già successo in passato per molto meno. Nemmeno il cattivo tempo, registrato in questi giorni nelle zone più centrali degli Usa, sembra avere a forza di far alzare quotazioni del petrolio.

Certo resta da vedere cosa farà l’Opec. Finora i vertici del cartello dei principali paesi produttori di petrolio hanno sempre negato di aver la necessità di rivedere al rialzo la produzione, nonostante alcune crisi politiche oltre a quella iraniana. Un ritocco dei prezzi da parte dell’Opec però potrebbe arrivare anche per tenere a bada qualche testa calda, come appunto l’Iran, che a fronte di nuovi livelli di produzione mirati potrebbe allentare la presa coi paesi occidentali.
Difficile allora spiegare agli automobilisti italiani i nuovi rincari che hanno colpito in questi giorni i carburanti. A ritoccare i prezzi delle benzine per prima è stata l’Agip, ben presto seguita dalle altre compagnie petrolifere. Fatta eccezione per Erg, che al contrario ha ribassato i prezzi anche se di pochi spiccioli.


La mossa dei petrolieri è stata interpretata come un guanto di sfida al piano di liberalizzazione del settore varato dal ministro Bersani. Il quale però non resterà a guardare, e ha già chiamato a rapporto l’associazione dei petrolieri per capire le ragioni di questo ultimo rialzo del prezzo della benzina. Chi, dunque, si era illuso che una pace armata fosse stata accettata dalle parti -soprattutto dopo la cancellazione dello sciopero previsto la scorsa settimana-  deve ricredersi.


Sul piede di guerra sono subito scese le associazione dei consumatori: “Come previsto l’Agip ha attivato la catena del business petrolifero, e tutte le compagnie si sono accodate aumentando i prezzi dei carburanti alla pompa” – ha dichiarato Carlo Rienzi, presidente del Codacons. L’associazione dei consumatori Codacons ha inoltre annunciato di aver inviato una nuova segnalazione ad Antitrust e Procura di Roma, chiedendo di mandare le Guardia di Finanza presso le sedi delle compagnie petrolifere per verificare se gli aumenti degli ultimi due giorni siano giustificati o meno.
“Il Ministero dell’Economia deve avviare inoltre azione di responsabilità nei confronti dell’Agip (in parte ancora proprietà dello Stato tramite l’Eni) per aver dato avvio ai rincari della benzina – ha proseguito Rienzi – questi aumenti determineranno maggiori esborsi per gli automobilisti pari a circa 30 euro annui, senza contare che per ogni centesimo di aumento del prezzo dei carburanti lo Stato incassa 20 milioni di euro in più”.