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Prezzi delle commodity in surriscaldamento, Citigroup suggerisce cautela

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Il taglio dei tassi d’interesse ad opera della Federal Reserve è stato interpretato come una mossa per salvare l’economia americana dalla recessione, le cui implicazioni a livello globale, secondo gli analisti di Citigroup, potrebbero essere tuttavia minime grazie al ruolo della potenza cinese e al livello delle scorte. Ma – si chiedono gli esperti della casa d’affari – se la Fed dovesse proseguire sulla linea di una politica monetaria espansiva, quali potrebbero essere gli effetti sulla domanda? In un mercato già in tensione, le ripercussioni sui prezzi potrebbero essere “drammatiche”. Il broker ricorda quando nel 1987 la Banca centrale americana aveva ridotto il costo del denaro di 100 punti base e l’effetto fu un’impennata dei costi delle materie prime, proprio come già sta avvenendo in questi giorni. L’inflazione allora salì vertiginosamente e alla fine il risultato fu la stagflazione. Forse, avvertono a Citigroup, le attuali pressioni inflazionistiche sono ridotte. Ma i prezzi delle commodity non scenderanno se gli Usa imboccheranno la via della recessione, mentre invece secondo gli analisti di Citigroup, nel caso in cui l’economia a stelle strisce dovesse riprendersi, allora sarà l’inizio di una spirale inflazionistica.