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Previdenza complementare: cresciute le adesioni, ma i versamenti si fermano causa crisi

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Cresce l’interesse degli italiani verso la previdenza complementare, ossia verso quelle forme di risparmio che rimpingueranno la pensione futura. A fine 2013, le adesioni alle forme di previdenza complementare sono state pari a 6,3 milioni, il doppio di quelle registrate alla fine del 2006, anno che precede l’attuazione della riforma. Lo rivela la Covip (la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), nella sua relazione annuale, diffusa oggi. La crescita ha interessato soprattutto i dipendenti privati, raddoppiati a 4,4 milioni nel 2013, rispetto ai 2,2 milioni di fine 2006, mentre i lavoratori autonomi sono aumentati di circa 700mila unità, attestandosi a fine 2013 a 1,7 milioni.

Tuttavia la crisi si fa sentire: si conferma infatti il fenomeno degli “iscritti silenti”, ossia di coloro che hanno sospeso ogni forma di contribuzione, in conseguenza dell’aggravamento delle condizioni occupazionali nel nostro Paese, che nel 2013 sono circa 1,4 milioni.

L’incidenza dei non versanti è contenuta nel comparto dei fondi negoziali (circa 200.000 iscritti) e dei fondi preesistenti (circa 100.000 iscritti), mentre risulta assai più significativa nelle forme promosse da intermediari finanziari e assicurativi (fondi aperti e PIP), che totalizzano oltre 1 milione di non versanti.

 

Quanto ai rendimenti, i fondi pensione hanno registrato risultati positivi nel 2013, così come nei primi mesi del 2014. Guardando nel dettagli i dati snocciolati oggi dalla Covip (la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione), i fondi pensione negoziali hanno reso in media il 5,4%; l’8,1% è stato il rendimento medio dei fondi pensione aperti. I Pip hanno reso il 12,2%. Nello stesso periodo, il Tfr si è rivalutato solo dell’1,7%, in flessione rispetto all’anno precedente per effetto dell’attenuazione delle spinte inflazionistiche. 

Le differenze, spiega la Covip, sono determinate dalla diversa asset allocation: i rendimenti migliori sono stati conseguiti dalle forme con maggiore esposizione azionaria per il buon andamento dei mercati azionari mondiali. Nei comparti con prevalenza di investimenti obbligazionari i risultati sono stati inferiori, ma pur sempre apprezzabili, con performance migliori per i fondi negoziali (in media il 5% nei comparti obbligazionari misti).