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Il pressing di Bankitalia sulle cedole manda ko le banche, chiude oggi l’aumento del Banco

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Settore bancario in sofferenza a Piazza Affari all’indomani dell’incontro tra Mario Draghi e i principali istituti di credito del Paese. Il governatore di Bankitalia non ha usato troppi giri di parole, invitando le banche ad adottare una politica più prudente sulla distribuzione dei dividendi. Un invito che riflette la situazione del credito in Italia, accompagnata da una crescita economica ancora limitata. Senza dimenticare il delicato appuntamento con i nuovi stress test a livello europeo e le regole più stringenti sul capitale di Basilea 3.
 
Nell’incontro tra Draghi e i big del credito è inoltre venuto fuori che i margini di intermediazione resteranno ancora sotto pressione, mentre salgono i costi di rifinanziamento. Da qui l’invito a rafforzare il contenimento dei costi di gestione e ad essere più prudenti sulla distribuzione degli utili. Un invito che non farà certo piacere agli azionisti, in particolare alle Fondazioni bancarie, che da tempo auspicano una cedola più sostanziosa dopo i dividendi magri dello scorso anno.
 
E così a Piazza Affari sono proprio i titoli del comparto bancario ad essere i più colpiti dalle vendite. Intesa SanPaolo cede lo 0,41% a euro, Monte dei Paschi lo 0,21% a 0,938 euro, Unicredit lo 0,27% a 1,84 euro, Popolare di Milano lo 0,41% a 3,027 euro, Ubi Banca lo 0,13% a 7,45 euro. Il Banco Popolare è il peggiore del settore in Borsa dove lascia sul parterre oltre 2 punti percentuali a 2,55 euro. Secondo gli analisti, le vendite riflettono “movimenti tecnici” a poche ore dalla chiusura dell’aumento di capitale da 2 miliardi di euro.
 
Questa sera infatti si completerà la maxi ricapitalizzazione che permetterà all’istituto scaligero di ripagare in anticipo gli 1,45 miliardi di Tremonti Bond e di allinearsi ai requisiti di Basilea 3. Secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi a questa testata da un analista di una primaria banca italiana, l’aumento starebbe andando “verso il tutto esaurito”. Superato lo scoglio dell’aumento, il management inizierà a concentrasi sul nuovo business plan che verrà presentato prima dell’estate. Per abbattere l’elevato cost/income, attestatosi al 61,2% nei primi nove mesi del 2010, il piano industriale sarà quindi focalizzato sul contenimento dei costi attraverso una razionalizzazione delle controllate del gruppo.