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Presidenziali Francia, Grande attesa per le primarie, che esprimeranno lo sfidante di Marine Le Pen

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Inutile dire che dopo l’inattesa vittoria di Trump, l’epicentro del temuto sisma economico-finanziario si sposta a Parigi, dove – il 23 aprile per il primo turno, e il 7 maggio per un eventuale ballottaggio – si terranno le elezioni presidenziali. Attentati islamici e prolungamento delle leggi speciali hanno rubato per il momento la scena a questo importante evento. Ma a tutti è chiaro che l’avversario da battere, a sinistra come a destra, è Marine LePen, leader del Front National e in assoluto l’esponente politico più popolare fra i francesi e che, nella sua corsa all’Eliseo, potrà ben aggiungere i fallimenti politici di Hollande alle tradizionali istanze anti-europeiste. Forte dei suoi numeri, il Front National non parteciperà alle primarie di coalizione e presenterà la propria leader come candidato indipendente. E dopo il trionfo a sorpresa di Trump l’ipotesi di una vittoria della Le Pen è oggetto di seria analisi tra gli investitori internazionali. “Marine Le Pen potrebbe diventare il prossimo presidente francese – affermano Philippe Gudin e Francois Cabau, analisti di Barclays Equity Research – Ma pensiamo anche che il secondo turno delle primarie del centro-destra del 27 novembre sarà la chiave per la prospettiva politica francese e per il rischio associato con il Front Nazional”.
 
Primarie a destra
 
Per gli altri candidati si profila quindi la prova delle primarie. Il partito di centro-destra Les Républicains terrà il primo turno delle sue primarie domenica 20 novembre. I sette candidati sono l’ex presidente Nicolas Sarkozy e due ex primi ministri, Alain Juppé e Francois Fillon. Juppé è il front runner nei sondaggi d’opinione, ma data la mancanza di precedenti per tale primaria, il risultato è difficile da prevedere e i sondaggi (come abbiamo tutti ben compreso) potrebbero essere fuorvianti. “Il risultato dipenderà dall’affluenza – dicono Gudin e Cabau – Tenendo presente che l’ex primo ministro Fillon ha recentemente migliorato la sua posizione e può quindi sfidare i due apripista, maggiore sarà l’affluenza maggiori saranno le possibilità di vittoria per Juppé. Una partecipazione più bassa favorirebbe invece Sarkozy”. Secondo i due analisti, se Juppé dovesse vincere le primarie, potrebbe esserci una possibilità di vittoria anche alle presidenziali: “Questa ipotesi sarebbe coerente con un ambiente relativamente a basso rischio – dicono gli analisti – Crediamo che la prospettiva sarebbe più incerta e rischiosa se a vincere fosse Sarkozy, un candidato più controverso che porterebbe a un voto più frammentato al primo turno delle presidenziali del 23 aprile. E ancora più incerto sarebbe l’esito di un eventuale doppio turno contro la signora Le Pen”.
 
Primarie a gauche
 
L’unica certezza sul fronte opposto è che Francois Hollande ha perso il titolo candidato naturale, in quanto presidente in carica, alla corsa all’Eliseo: la fiducia verso il leader socialista è ai minimi storici e anche all’interno del suo partito si sono sollevate accuse di incapacità a causa di una crescita economica sotto la media europea, di una cattiva gestione dei migranti e dei molteplici attentati terroristici avvenuti nel Paese nel corso del suo mandato. Malgrado Hollande non abbia ancora escluso una sua candidatura, la lista dei candidati sicuri per le primarie (il 28 e 29 gennaio) è già molto lunga. L’ultima è quella dell’ex ministro dell’economia Macron. “Il suo obiettivo è beneficiare del rifiuto dei partiti politici tradizionali e raccogliere voti dei riformisti sia di destra che di sinistra per rappresentare la principale alternativa al populismo – è il parere di Gudin e Cabau – Ma nonostante la sua popolarità è troppo presto per valutare se ha la possibilità di raggiungere il secondo turno il prossimo aprile”. Macron presenterà il suo programma nelle prossime settimane, che sarà probabilmente un mix di riforme tra business e reti di sicurezza sociale, con una forte attenzione per l’economia digitale. In ogni caso per le primarie socialiste sei candidati sono già entrati la gara e, qualora Hollande decidesse di non correre, potrebbe aggiungersi anche il primo ministro Manuel Valls. In ogni caso, nell’attuale clima di incertezza circa il nome del futuro premier, il team di Barclays ritiene che le elezioni legislative di giugno saranno particolarmente importanti, molto più che in passato. “Vediamo le elezioni generali come baluardo contro gli estremismi delle elezioni presidenziali, in quanto riteniamo improbabile che un presidente di un partito estremista sarebbe in grado di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento, e quindi in grado di attuare pienamente il suo programma”, dicono i due analisti.
 
Il grande timore
 
Comunque vada il team di Barclays non ritiene probabile un referendum sull’adesione della Francia all’Ue o all’Eurozona. “Anche se la signora Le Pen dovesse essere eletta, il suo partito dovrebbe fare grandi numeri alle elezioni generali per ipotizzare un referendum”, spiegano Gudin e Cabau. In ogni caso, insieme alla Germania, la Francia è uno dei due pilastri principali dell’Ue e le prossime elezioni francesi saranno importanti per il futuro dell’Europa, o meglio per il rilancio del progetto europeo. “In particolare, il rapporto del nuovo presidente con il prossimo cancelliere tedesco, che potrebbe essere ancora Angela Merkel, sarà fondamentale e dipenderà dalla capacità del nuovo premier di riformare l’economia francese e dalla volontà di migliorare la sostenibilità delle finanze pubbliche: due condizioni importanti per ripristinare un rapporto di fiducia con la Germania”, concludono Gudin e Cabau.