1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Il presidente cinese Wen Jiabao prevede un difficile 2008 per il Paese

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Farà freddo in Cina nel 2008. Non si tratta di previsioni del tempo pubblicate da qualche bollettino in scia all’ondata di gelo e neve abbattutasi in questi giorni nel sud del Paese, ma della sostanza del discorso che il premier cinese, Wen Jiabao, ha tenuto di fronte al Consiglio di Stato. Freddo “economico”, e comunque relativo visto che i tassi di crescita dell’ex-Impero celeste continueranno a mantenersi sostenuti e su livelli inavvicinabili per le economie Occidentali.


Già nell’ultimo trimestre dello scorso anno si sono potuti scorgere alcuni accenni di rallentamento nella crescita con un prodotto interno lordo che si è attestato all’11,2%. La crescita complessiva sull’anno è stata comunque da record, al livello più elevato degli ultimi tredici anni con un +11,4%. Record che, con tutta probabilità, non verrà migliorato nel corso del 2008. “Sarà l’anno più difficile per l’economia del Paese” ha dichiarato il presidente della Repubblica Popolare, secondo quanto riportato dal South China Morning Post, sottolineando le incertezze e le difficoltà esistenti sia a livello globale che a livello locale.

Su scala mondiale è la possibile recessione negli Stati Uniti d’America, insieme con la continua instabilità dei mercati finanziari, a preoccupare il presidente Jiabao e fargli pronunciare parole così sferzanti. Parole che suonano come un epitaffio sulla speranza che, grazie ai Paesi emergenti, la crescita globale potesse passare indenne le forche caudine di un forte rallentamento o peggio di una recessione, negli Stati Uniti.


Eppure la consapevolezza dell’arrivo di un periodo meno brillante per la crescita del Paese avrebbe dovuto strappare almeno un sorriso al presidente Jiabao. Il governo cinese, infatti, nei mesi scorsi ha ripetutamente mostrato la propria preoccupazione a fronte di un’economia che non accennava a rallentare, ma piuttosto a surriscaldarsi sul fronte dell’inflazione ed ha posto in atto diversi interventi volti a contrastare la crescita dei prezzi. Interventi di restrizione monetaria e di rivalutazione dello yuan nei confronti del dollaro statunitense, valuta alla quale è collegato. Lo yuan può infatti muoversi al’interno di una fascia di oscillazione definita nei confronti del biglietto verde, fascia che è stata allargata nel 2005 proprio per permettere alla valuta cinese una maggiore rivalutazione. Troppo poco per raffreddare i prezzi, ma forse più di quanto necessario se lo scenario di recessione negli Stati Uniti, il primo mercato di destinazione per l’export cinese, dovesse realizzarsi.


In questo caso il governo della Repubblica Popolare si troverebbe nella sgradevole situazione di dover fronteggiare allo stesso tempo una frenata dell’economia e delle esportazioni e una crescita dell’inflazione.
Il rallentamento dei prezzi rilevato a dicembre, +6,5% contro il picco di novembre a +6,9%, con un livello annuo al record degli ultimi 11 anni, +4,8%, non appare infatti una garanzia sufficiente, come dimostrato dalle attese di rialzo dei prezzi in gennaio, proprio a seguito del maltempo che ha flagellato il Paese. Le nevicate più forti da dieci anni a questa parte hanno costretto diversi fornitori di energia a interrompere il servizio, lasciando senza elettricità diversi impianti manifatturieri e mettendo in seria difficoltà il sistema dei trasporti del Paese. Il ministero dell’Agricoltura ha già messo le mani avanti registrando incrementi dei prezzi delle commodity agricole e c’è preoccupazione che tutto ciò possa riflettersi sui prezzi al consumo.


Sembra quindi essere questa la preoccupazione principale del presidente Wen Jiabao: attuare una politica monetaria più restrittiva e rivalutare lo yuan più aggressivamente (cosa difficile nel momento in cui gli Stati Uniti tagliano nettamente i tassi di interesse) sfavorirebbe gli esportatori, già intimoriti dal rallentamento del loro principale merato di sbocco, rendendoli meno competitivi.