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Sperare nel meglio ma prepararsi al peggio per il 2019 tra Brexit, guerra dazi ed elezioni europee

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La Brexit, l’espansione degli Stati Uniti, i problemi del commercio globale e l’economia dell’eurozona sono alcuni dei temi più importanti del 2019 individuati dagli analisti di ING. “Mentre guardiamo al 2019, speriamo per il meglio ma allo stesso tempo ci prepariamo per il peggio” dicono gli analisti della banca olandese che nello scenario di base prevedono un rallentamento della crescita economica. Ecco uno sguardo ad alcuni degli scenari migliori e peggiori per l’economia globale del prossimo anno.

Brexit: no-deal aumenta rischio recessione

Partendo dalla Brexit, se non si troverà un accordo, lo scenario no-deal è quello più probabile che comporterà la brusca uscita del Regno Unito dal mercato unico e porterà probabilmente ad una recessione nel paese. Dato che il Regno Unito importa il 40% dei suoi prodotti alimentari, nel peggiore dei casi – dicono gli analisti – si potrebbe verificare una penuria di prodotti. “La Gran Bretagna non morirà di fame, ma in questo scenario “no deal”, la Banca d’Inghilterra ha indicato che i tassi potrebbero andare in entrambi i sensi – anche se gli analisti vedono più probabile un aumento.  Senza un consenso concreto all’accordo, aumentano le richieste per un secondo referendum anche se gli ostacoli qui sono molti.

Usa: venti contrari per l’economia, ma non tutto è perduto

Passando agli Stati Uniti il grande problema  riguarda l’escalation delle tensioni geopolitiche con la Cina, una cattiva notizia per tutti gli investitori che cercheranno rifugi sicuri come l’oro, il franco svizzero e il dollaro USA.

L’economia statunitense però ha avuto un “2018 fantastico” e mentre ci sono chiaramente venti contrari come condizioni monetarie più severe e protezionismo, c’è sempre una buona probabilità che gli States mantengano questo slancio. Ciò potrebbe sostenere i mercati azionari e mantenere più a lungo l’aumento dei tassi di interesse della Federal Reserve, con ulteriori guadagni per il dollaro.

Commercio globale: continuano i colloqui tra le potenze economiche

In tema di commercio globale, si ricorda che i negoziati commerciali tra gli Stati Uniti e l’UE inizieranno ufficialmente a gennaio, dopo che il Consiglio dell’UE ha dato il suo accordo formale. Ma non solo con gli Usa: Bruxelles continuerà nel 2019 i colloqui già avviati nel 2014 con la Cina che quest’anno hanno affrontato per la prima volta la questione cruciale dell’accesso al mercato. Il raggiungimento di un accordo nel 2019 sarà impegnativo, ma dovrebbe essere possibile data la volontà politica di entrambe le parti a favore dell’apertura, nonché la maggiore attrattiva degli investimenti al di fuori degli Stati Uniti.

Eurozona: grande incognita elezioni europee

Infine l’eurozona. Occhi puntati nel 2019 alle elezioni europee che potrebbero portare vantaggi maggiori del previsto per i partiti euroscettici. Se il 2019 dovesse segnare maggiori perdite per i partiti centrali, dicono gli analisti di ING, allora scemerebbe l’interesse e la volontà  per un’ulteriore integrazione. “Con la popolarità di Macron ora ai livelli più bassi, il cancelliere tedesco Angela Merkel che si è dimesso dalla presidenza del suo partito e il governo italiano che continua la sua rotta di collisione con la Commissione Europea, l’intera area euro potrebbe ritrovarsi in una nuova ondata di incertezza”.

Lo scenario ottimista

Ma potrebbe anche darsi che nessuno di questi rischi si concretizzi effettivamente, dicono gli analisti.Così se si troverà l’accordo di recesso per la Brexit potrà seguirne un periodo di transizione in cui gli scambi commerciali non ne risentiranno. Italia e Bruxelles potrebbero trovare un’intesa sul bilancio e la Commissione non avvierà alcuna procedura per i disavanzi eccessivi. La tregua commerciale tra l’UE e gli USA potrebbe continuare, il che porterebbe ad uno scenario molto più speranzoso che rafforzerebbe la fiducia. “Ciò potrebbe tradursi in un aumento degli investimenti, l’economia della zona euro potrebbe quindi registrare nuovamente tassi di crescita superiori al 2% (…) Di conseguenza, la crescita dei salari accelererebbe nella prima metà del 2019, avvicinando l’inflazione di fondo al 2% e costringendo la BCE ad aumentare il tasso di deposito e di rifinanziamento in settembre e il tasso di rifinanziamento in dicembre”. “Forse con un presidente della BCE più falco – osiamo dire il tedesco Jens Weidmann? – ci sarebbe un rapido spostamento verso la normalizzazione della politica monetaria, facendo salire i rendimenti a 10 anni al di sopra dell’1,5% prima della fine dell’anno”.