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Premier ceco Babiš: no ingresso euro, rischiamo di pagare debiti Italia e Grecia

“Senza l’euro la Repubblica ceca ha le banche più in forma d’Europa, che distribuiscono ottimi dividendi agli azionisti stranieri”.

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Critica l’euro, ma critica anche l’Italia: Andrej Babiš, primo ministro della Repubblica Ceca, non ha assolutamente fretta, e tanto meno intenzione, allo stato attuale delle cose, di far entrare il suo paese nell’euro. Nel corso di una conferenza “Che tipo di Unione europea vogliamo”, il premier Babiš ha affermato che l’adesione all’Eurozona non è assolutamente una priorità, visto che le cose vanno bene con la valuta nazionale ceca. Se ci fossero problemi, ha aggiunto, ci sarebbe comunque l’ancora di salvataggio rappresentata dalla Banca centrale, che ha sempre agito in modo appropriato in passato.

Nel caso della Grecia e dell’Italia, ha detto ancora Babiš, la moneta unica è stata invece un esperimento sconsiderato.

Il premier ha parlato in occasione dell’apertura dell’inaugurazione a Brno di una mostra, organizzata per celebrare il centenario della nascita della Cecoslovacchia e dell’indipendenza nazionale. Da segnalare che sia la Slovacchia che la Repubblica Ceca fanno parte dell’Unione europea ma, mentre la prima utilizza anche l’euro, ed è dunque entrata nell’Eurozona, Praga ha tenuto finora le distanze, rimanendo fedele alla sua corona.

Rivolgendosi al premier slovacco, Babiš ha augurato alla Slovacchia di non trovarsi nella situazione di “dover pagare i debiti di Italia e Grecia”, mettendo in evidenza la solidità delle banche della Repubblica Ceca:

“Senza l’euro, la Repubblica ceca ha le banche più solide dell’Europa, che distribuiscono ottimi dividendi agli azionisti stranieri“.

Con lo slogan “né euro né migranti“, Babiš, – ribattezzato il Trump ceo – ha trionfato alle elezioni dello scorso anno, con il suo partito ANO che ha battuto il Partito conservatore Democratici Civici, aggiudicandosi il 29,7% dei voti.

Miliardario populista, il premier ceco è stato definito la nuova minaccia all’Unione europea da più parti, e diverse volte non ha mancato di lanciare affondi contro l’euro.

L’Italia rimane così nel mirino della finanza ma anche di diversi paesi europei: le critiche arrivano da cori diversi.

In questo caso, è il populismo che parla, attaccando non tanto Salvini & Co. ma chi ha permesso all’Italia (e alla Grecia) di entrare nell’euro. Non è passato inosservato un altro attacco all’Italia, quello di Der Spiegel: in questo caso, una critica di matrice totalmente diversa, quella arrivata dal rigore dei tedeschi, che non hanno esitato a definire l’Italia un paese scroccone.

In un durissimo affondo firmato da Jan Fleischauer, der Spiegel ha attaccato l’Italia frontalmente:

“Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale ‘dolce far niente’, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più” al comportamento dell’Italia.