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Premafin: l’offerta Sator-Palladio prorogata fino al 22 marzo

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La contesa per il futuro del gruppo Premafin-Fonsai va avanti. L’offerta di salvataggio del gruppo della famiglia Ligresti da parte del tandem Sator-Palladio è stata infatti prorogata fino a 3 giorni dopo l’assemblea di Fonsai che si terrà il 19 marzo per deliberare l’aumento di capitale del gruppo assicurativo.

La nuova deadline, che sostituisce la scadenza inizialmente posta alla mezzanotte di ieri, è quindi fissata al 22 marzo.

Sator e Palladio si riservano tuttavia la possibilità di recedere anticipatamente dalla loro offerta qualora nei prossimi cinque giorni lavorativi non fossero messe nelle condizioni di presentare il loro piano di ristrutturazione del debito alle banche creditrici di Premafin e Fonsai. In questo caso il termine scadrebbe il 15 marzo, ossia in coincidenza del cda di Fonsai chiamato a deliberare sulla ricapitalizzazione e sul piano di salvataggio concorrente, rispetto a quello di Sator e Palladio, proposto da Unipol.
Nel comunicato diffuso da Sator e Palladio si apprende inoltre che i due investitori stanno elaborando (e si preparano a presentare in tempi brevi) un loro piano industriale per Fonsai, rispondendo così alle critiche di quanti, nello schieramento opposto di Unipol, attribuivano scarsa prospettiva industriale all’operazione.

Non sarebbe infine giunta ancora nessuna risposta alla missiva che, come anticipato dal Messaggero, Sator e Palladio avrebbero inviato a Premafin intimando un possibile ricorso all’articolo 2409 del codice civile qualora la holding dei Ligresti non esamini la loro proposta e non metta le banche creditrici in condizioni di valutarla. La norma prevede che “se vi è fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione che possono arrecare danno alla società o a una o più società controllate, i soci che rappresentano il decimo del capitale società o, nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, il ventesimo del capitale sociale possono denunziare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla società”.