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Potere d’acquisto famiglie balza del 2,3% in un anno, maggior balzo dal 2007 grazie a calo prezzi

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In netto aumento il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie italiane. La fotografia scattata oggi dall’Istat mette in evidenza soprattutto l’aumento marcato del potere d’acquisto delle famiglie nel primo trimestre 2016 (+1,1% rispetto al trimestre precedente) sotto la spinta della dinamica dei prezzi con il deflatore implicito dei consumi delle famiglie, sceso in termini congiunturali dello 0,3%. 
Su base annua la capacità di spesa sale del 2,3%, il rialzo maggiore dal secondo trimestre del 2007 grazie proprio all’effetto positivo sul potere d’acquisto delle famiglie del calo dei prezzi. 
Reddito disponibile aumenta, ma consumi sono fermi
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici italiane è aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono rimasti invariati. Di conseguenza, rimarca la nota dell’Istat, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è risultata pari all’8,8%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. 
Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel primo trimestre 2016 è stato pari al 6,2%, invariato sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Tale stabilità a livello congiunturale riflette una flessione degli investimenti fissi lordi (-0,4%) ed un aumento del reddito lordo disponibile (+0,8%).

Pressione fiscale scende al 38,9%
Nel primo trimestre dell’anno la pressione fiscale è stata pari al 38,9%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 

Nel primo trimestre 2016 l’indebitamento netto dell’Italia in rapporto al Pil risulta pari al 4,7%, in miglioramento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2015. Il saldo primario della Pubblica amministrazione è negativo con un’incidenza sul Pil dell’1,2% (-1,5% nel primo trimestre del 2015). Il saldo corrente delle PA è stato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil del 2,1% (-2,2% nel primo trimestre del 2015).