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Posticipato il tapering: la Fed taglia le stime e conferma gli acquisti di titoli a 85 miliardi di dollari. Balzo per oro e greggio

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Quando tutti erano ormai rassegnati all’inizio del “tapering”, il piano di progressiva riduzione degli stimoli monetari, la banca centrale statunitense ha tirato fuori il “coup de theatre” confermando gli acquisti di titoli in quota 85 miliardi di dollari mensili (40 mld di Treasury e 45 di Mbs, Mortgabe backed securities). Il consenso degli analisti era orientato per un calo nell’ordine di 10-15 miliardi di dollari e solo i più ottimisti stimavano un inizio di tapering soft con una riduzione dello shopping di soli 5 miliardi di dollari.

Immediata la reazione di Wall Street che, negativa prima dell’annuncio, in questo momento vede Dow Jones e Nasdaq salire dello 0,6 per cento mentre lo S&P avanza dello 0,95%. Balzo anche per le quotazioni di oro e greggio che crescono del 2,8 e del 2,3 per cento a 1.345,5 e 107,8 dollari (il metallo giallo è la commodity che più di tutte ha risentito delle attese di tapering).  In rosso invece il biglietto verde: il dollar index, l’indice che misura le performance del greenback contro un paniere di valute, scende dello 0,8% a 80,471 punti.

La decisione del Fomc (Federal Open Market Committee, il braccio operativo della banca centrale) è stata presa con una maggioranza di 9 voti (solo uno contrario) alla luce dell’andamento altalenante del mercato del lavoro e dell’effetto restrittivo dovuto ai tagli alle spese governative “che stanno frenando la crescita economica”. La Fed ha detto di volersi sincerare che “i recenti progressi siano sostenibili” prima di iniziare a tagliare lo shopping di treasury e mbs.

Nuovo taglio delle stime di crescita
Per la terza volta da inizio anno, l’istituto guidato ancora per qualche mese da Ben Bernanke ha ridotto le stime di crescita sulla prima economia, che nell’anno corrente dovrebbe segnare un incremento tra il 2 e il 2,3 per cento, contro il +2,3/2,6% atteso a giugno. In calo anche il dato 2014 (da 3/3,5% a 2,9/3,1%), sostanzialmente invariato quello 2015 (da 2,9/3,6 a 3/3,5 per cento) mentre nel 2016 l’economia a stelle e strisce è vista in aumento nel range 2,5-3,3%.

L’inflazione dall’1,1/1,2% del 2013 è attesa all’1,7/2% nel 2015 mentre il tasso di disoccupazione, al 7,1% entro fine anno, dovrebbe scendere al 6,4/6,8% l’anno prossimo, al 5,9/6,2% nel 2015 e al 5,4/5,9% nel 2016. Sulla base di questa view, i tassi sui fed funds dovrebbero essere confermati ai minimi storici fino al 2015 e salire all’1,75-2,25% entro il 2016.