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Post Brexit: Se peggioreranno le condizioni di credito dell’Eurozona, la prima vittima sarà la Turchia

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Sarà recessione in Europa e nella Gran Bretagna del post Brexit? “Sì”, “no”, “forse” sono le risposte degli analisti in questa fase. Che nel complesso brancolano nel buio. Paul McNamara, responsabile investimenti di GAM, ha analizzato la questione da un altro punto di vista: quello dei Mercati Emergenti. “Non credo a una stagione di recessione per l’Eurozona come allo scenario più probabile”, è il parere dello strategist che indica il sondaggio sulle condizioni del credito della Bce, che sarà reso noto a fine luglio, come il segnale in assoluto più importante per capire le evoluzioni. “Una recessione nell’Eurozona, infatti, avrebbe un impatto diretto sulla crescita dei Mercati Emergenti, che rappresentano un partner commerciale importante – spiega lo strategist – Per di più, una recessione innescherebbe un aumento dell’avversione al rischio e un calo dei tassi di interesse dell’Eurozona”. Entrambi gli scenari contribuirebbero a un rafforzamento del dollaro, storicamente sfidante per le valute degli Emergenti. L’apprezzamento del biglietto verde, infatti, tende a zavorrare il contesto dei Mercati Emergenti in toto, anche se la più vulnerabile, secondo McNamara, è in assoluto la Turchia.
Il secondo semestre inglese
Secondo lo strategist esiste piuttosto un rischio significativo che il Regno Unito entri in recessione nel secondo semestre dell’anno e, a questo punto, diventa importante interrogarsi sull’impatto che questa eventualità potrebbe avere sugli Emergenti. “Quello che giudichiamo molto più importante è il possibile contagio attraverso i canali finanziari – dice McNamara – Le banche dell’Eurozona sono state colpite dai tassi d’interesse negativi e il potenziale restringimento del codice di regolamentazione bancaria derivante da Basilea IV“. Ancor prima della Brexit, infatti, l’indice EURO STOXX Banks aveva perso il 35% nell’ultimo anno e, dalla chiusura delle urne in poi, l’indice ha lasciato sul terreno un ulteriore 23%. “Tutto ciò rappresenta per noi una fonte di preoccupazione, dato che i titoli bancari hanno storicamente rappresentato un indicatore affidabile di futura crescita del credito – dice lo strategist – Se questa relazione dovesse persistere, anche solo parzialmente, l’impatto sulla crescita della domanda dell’Eurozona potrebbe essere importante”. “E in tutta probabilità – continua McNamara – le proposte regolamentari sulle banche saranno temperate e i governi potranno ricapitalizzare gli istituti qualora i requisiti patrimoniali sembrassero appesantire la crescita del credito“.
Il problema turco
Nonostante i fondamentali dei Mercati Emergenti siano migliorati nel corso degli ultimi tre anni, se le condizioni di credito nell’Eurozona dovessero restringersi, l’impatto potrebbe essere negativo per gli Emergenti, e particolarmente difficile per la Turchia, partner importante sia per l’Eurozona che per il Regno Unito. “La Turchia tende a mantenere deficit di bilancio piuttosto sostanziosi e gli afflussi di portafoglio tendono a essere volatili, ma, da inizio anno, gli investimenti diretti e i flussi e i prestiti bancari in entrata hanno mostrato una discreta stabilità”, dice lo strategist. Che però aconclude: “Qualora le condizioni di credito nell’Eurozona si restringessero, i prestiti alla Turchia sarebbero probabilmente tra i primi a essere tagliati. Inoltre, con un amento dell’avversione al rischio e l’indirizzamento dei capitali di portafoglio verso i mercati sviluppati, la bilancia dei pagamenti turca potrebbe essere messa sotto pressione. E l’elevato livello di debito in valuta estera detenuto dal Paese comporterebbe l’innesco di default societari sulla scia della debolezza valutaria“.