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Possibile assedio all’impero Mediobanca

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Enrico Cuccia, fondatore e leader storico di Mediobanca, era diventato famoso anche per la celebre frase: “Le azioni si pesano, non si contano”. Sebbene Mediobanca detenesse piccole partecipazioni nei principali gruppi industriali italiani, Cuccia si era comunque assicurato il controllo di questi alleandosi con le famiglie ricche del Belpaese e con le principali banche, ancora a maggioranza pubblica. A un anno dalla morte di Cuccia, la rete di partecipazioni facenti capo a Mediobanca sembra indebolirsi, aumentando così le probabilità di un radicale cambiamento nel panorama industriale italiano. Montedison sembra essere il primo anello della catena a disgiungersi da Mediobanca. Electricité de France si è alleata con Fiat e un gruppo di azionisti Montedison (in precedenza alleati di Mediobanca) per acquisire il controllo nella compagnia. Chi potrebbe essere la prossima preda per un possibile takeover? Alcuni parlano del gruppo assicurativo Generali, di cui Mediobanca detiene il 14%, seguita dalla Banca d’Italia che possiede il 5% della compagnia. A questo punto, infatti, un’offerta ostile da parte di qualche rivale anche estero (Axa?) sarebbe difficile da difendere. E HdP? La società finanziaria controlla i principali giornali italiani e possiede alcune partecipazioni nel mondo della moda. Mediobanca ha il 13% e può arrivare al 16% unendo gli azionisti alleati con Piazzetta Cuccia. Ma allo stesso tempo Fiat, insieme con due delle banche alleate nella scalata a Montedison, detiene il 17%. Ancora, la finanziaria lussemburghese Bell, che fa capo a Colaninno e che detiene il 19% di Olivetti, ha pensato bene di salire al 23% nel capitale della finanziaria di Ivrea, proprio adesso che Olivetti quota intorno ai minimi degli ultimi due anni e che quindi potrebbe entrare nelle mire di qualche raider. La stessa Fiat non può essere considerata al sicuro da eventuali takeover: la famiglia Agnelli detiene 32% dei titoli ordinari, ma dovrebbe ricorrere all’aiuto di alcuni azionisti scomodi, come Generali e Mediobanca, per difendersi da una ipotetica scalata ostile. Oggi iniziano a sgretolarsi le vecchie fondamenta del capitalismo italiano, e gli industriali italiani al centro del mondo della finanza devono iniziare a contare veramente le loro azioni.