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Portogallo, titoli di Stato sempre più cari: tornano ad allargarsi spread periferici

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Torna a salire la febbre sui bond periferici sotto le raffiche della tempesta del debito sovrano. Riproponendo un copione ormai noto agli addetti ai lavori, sull’allerta di Moody’s sull’economia spagnola, gli spread sono tornati ad allargarsi. Il possibile declassamento del rating della Spagna annunciato dall’agenzia di rating ha riportato d’attualità i timori di un’accelerazione del rischio contagio in Eurolandia.


Oggi lo spread tra il rendimento del bond iberico a dieci anni e quello del bund tedesco, considerato sempre l’investimento più sicuro dell’Eurozona, si è allargato a oltre 260 punti base, con il rendimento del titolo di Stato spagnolo salito al livello record del 5,66%. Poco importa se la solvibilità dei conti pubblici spagnoli non è stata messa in dubbio da Moody’s e se dal canto suo Madrid spera di convincere l’agenzia di rating a non tagliare il merito di credito, prima della scadenza dei tre mesi fissati dall’agenzia di rating, come detto il ministro delle Finanze spagnolo Elena Salgado, la pazienza degli investitori è di nuovo stata messa a dura prova.

La prospettiva che la Spagna dovrà reperire sui mercati 170 miliardi di euro il prossimo anno fra cui rifinanziamenti di debito in scadenza fa tremare i polsi a molti. C’è ne abbastanza per far nascere i dubbi sulla reale capacità dell’esecutivo  guidato da Zapatero di adottare misure strutturali di risanamento della finanza pubblica nei prossimi due anni, data l’indisciplina fiscale di alcuni dei 17 governi regionali spagnoli. Madrid non è l’unica ad essere sorvegliata speciale dai mercati. Sotto pressione sono oggi anche i rendimenti degli altri paesi periferici, Portogallo in testa. A segnalare che la percezione del rischio su Lisbona è in crescita lo prova l’ultima asta lusitana.


Il Portogallo ha venduto questa mattina 500 milioni di euro di titoli di Stato trimestrali con una domanda pari a quasi due volte l’offerta, ma i rendimenti sono quasi raddoppiati. Nell’asta il Tesoro ha, infatti, dovuto quasi raddoppiare il tasso offerto ai compratori; i titoli, con scadenza marzo, hanno dovuto offrire un rendimento del 3,403% contro l’1,818% dell’ultima asta su questa scadenza, effettuata lo scorso 3 novembre. Eppure il Portogallo ha guadagnato ieri un alleato pesante, la Cina, nella sua corsa contro il tempo per evitare di diventare il prossimo epicentro della crisi del debito europeo. Pechino infatti aiuterà finanziariamente Lisbona comprando i titoli di Stato lusitani. L’aiuto finanziario sarà fornito ora e anche in futuro alla luce delle misure che Lisbona ha varato per ristrutturare la propria economia, recita il comunicato dell’ambasciata portoghese.


“Sul fronte rendimenti non ci sono grosse novità”, commenta Carmela Pace di Mps Finance. “Stamattina l’asta portoghese ha riproposto lo stesso copione di quella spagnola. Adesso la domanda è se i mercati decideranno di attaccare o meno la Spagna l’anno prossimo”. Secondo l’economista sarà interessante vedere quali saranno le decisioni che l’Unione europea annuncerà domani.


“Nessun Paese europeo in difficoltà sarà abbandonato dai suoi partner dell’Ue, l’euro ha dimostrato di essere resistente alle crisi”, ha promesso la cancelliera tedesca Angela Merkel in un intervento davanti al Parlamento, alla vigilia del vertice dei capi di Stato e di governo dei 27 a Bruxelles. “Non lasceremo nessuno da solo, non lasceremo fallire nessuno – ha assicurato la cancelliera, sotto accusa da settimane per il suo atteggiamento considerato antieuropeista – L’Europa è un successo collettivo ed è riesce unicamente se agisce insieme, ma ora bisogna modificare i trattati dell’Unione e ratificare tali modifiche entro la fine del 2012.


Madame Merkel è anche tornata sulla questione degli Eurobond che a suo avviso non sono una soluzione alla crisi. Dichiarazioni che arrivan mentre i leader europei si preparano a riunirsi a Bruxelles giovedì e venerdì per un vertice che potrebbe riscrivere il meccanismo di salvataggio degli Stati di cui finora hanno beneficiato Grecia e Irlanda e che, nello scenario peggiore, potrebbe servire anche al Portogallo e poi alla Spagna. I leader della Ue concorderanno modifiche molto limitate e mirate al trattato di Lisbona, che non riguarderanno la possibilità di emettere eurobond, ma solo l’istituzione di un fondo salva-crisi permanente. Lo hanno confermato fonti europee, ribadendo che nessuna decisione è attesa domani e venerdì sulle euro-obbligazioni, nonostante anche stamattina il premier del Lussemburgo e presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker abbia annunciato che intende sollevare il problema.


Le fonti hanno precisato che le modifiche al trattato riguardano due frasi che saranno messe a punto nella nottata tra giovedì e venerdì. Se le modifiche saranno accolte, si avvierà la consultazione con la Commissione Ue, l’Europarlamento e la Bce (così come prevede l’art.136 del trattato di Lisbona che fissa la procedura per modifiche limitate). Poi, sarà il vertice Ue di marzo 2011 ad approvare le modifiche in modo ufficiale. Da quel momento potranno partire le ratifiche da parte degli stati membri.