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Portogallo, immerso nella saudade degli anni 90

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La saudade dei portoghesi ha premiato Caraco Silva. L’economista che ha ricoperto la carica di primo ministro nel decennio 1985- 1995 – quando il paese riuscì a trarre i maggiori benefici dalla pioggia di aiuti europei che si riversarono sull’economia del paese in seguito all’adesione all’UE – è stato eletto nuovo presidente del Portogallo. Gli elettori hanno conservato nella memoria quegli anni, caratterizzati da una rapida crescita dell’economia, un aumento dei salari e un miglioramento del welfare state.

Allo scrutinio del 99 per cento dei voti, Silva ha ottenuto il 50,6 contro il 20,7 di Manuel Alegre e il 14,3 per cento di Mario Soares. Il candidato comunista Jeronimo de Sousa ha ottenuto l’8,6% dei voti. I dati dimostrano che la frammentazione della sinistra portoghese ha inciso più della saudade sul risultato dell’ultima tornata presidenziale.

Il paese sta facendo i conti con il mostro del deficit pubblico: ha toccato il 6% del Pil. L’avanzata del deficit pubblico ha bloccato sul nascere le promesse di stampo keynesiano che inglobavano investimenti pubblici capaci di generare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Nel tentativo disperato di ingabbiare il ‘mostro’, il governo di Josè Socrates ha optato per un aumento (20%) dell’Iva su carburanti, bevande e tabacco. L’aumento delle imposte è stato accompagnato da una perdita del potere d’acquisto dei salari (cresciuti dell’1,5% rispetto al +2,6% dell’inflazione). Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 7,7% , arrivando a toccare punte del 9% in alcune zone della capitale.

La Banca del Portogallo ha rivisto al ribasso (+ 0,8%) le previsioni di crescita economica per il 2006. Pochi avevano previsto la gravità dell’attuale crisi nel 1999, quando il Portogallo fu uno degli undici paesi che parteciparono all’Unione monetaria. Secondo gli economisti, il paese non ha saputo approfittare dei benefici derivanti dall’arrivo dei fondi europei: il tanto agognato miglioramento delle infrastrutture e della produttività non è arrivato.

I dati pubblicati dalla Commissione Europea evidenziano che il Portogallo si trova al diciottesimo posto della classifica dei paesi membri ( dietro a nuovi membri come Estonia e Ungheria). La caduta delle vendite estere di prodotti portoghesi conferma la perdita di competitività dei suoi lavoratori (i meno produttivi tra i primi quindici membri dell’Unione Europea). La mancanza di competitività ha radici profonde. Appena il 12% degli occupati portoghesi ha potuto frequentare corsi di aggiornamento professionale nel 2005 ( un altro record negativo in Europa).

Politici ed economisti sottolineano che il Portogallo non rappresenta più una delle destinazioni preferite delle multinazionali in cerca di un costo del lavoro conveniente. Le settimane che hanno preceduto le elezioni sono state foriere di notizie positive per l’economia portoghese: Volkswagen ha annunciato che costruirà un nuovo modello in Portogallo, e l’impresa svedese Ikea è pronta a realizzare una nuova fabbrica e alcuni centri commerciali. Tuttavia, gli esperti sostengono che ci vorranno almeno un paio di anni per notare gli effetti positivi derivanti dai nuovi investimenti. A cura di www.fondionline.it