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Porsche supera il 30% in Volkswagen

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Sabato il consiglio di sorveglianza di Porsche aveva dato autorizzazione al consiglio di amministrazione della società di incrementare le quote controllate nel capitale di Volkswagen fino al 31% dal 27,3% posseduto attualmente.


“Il cda – si leggeva nella nota diramata da Porsche – ha intenzione di fare uso di questa autorizzazione nel breve termine”. In particolare il riferimento era all’esercizio di una opzione sul 3,7% delle azioni ordinarie Volkswagen, “un’offerta che verrà estesa – come previsto dalla legge sulle Opa – a tutti gli azionisti in seguito al superamento del 30% dei diritti di voto” nel capitale della casa automobilistica di Wolfsburg.

L’esercizio dell’opzione non ha tardato ad arrivare e questa mattina Porsche controlla il 30,9% di Volkswagen, livello che la obbliga a lanciare un’Offerta pubblica di acquisto rivolta a tutte le azioni ordinarie.

Proprio sui diritti di voto è però in corso una disputa davanti alla Corte di Giustizia europea. Il gruppo Volkswagen è infatti sottoposto a una legge del 1960 che limita i diritti di voto sul capitale al 20% massimo e che la obbliga ad avere due rappresentanti del land della Bassa Sassonia nel suo consiglio di sorveglianza, una legge di cui è già stata chiesta l’abolizione in quanto contrastante con i principi di libera circolazione dei capitali in vigore nell’Unione europea.
L’abolizione della legge non è però così facile e immediata e ciò spiega la prudenza con cui Porsche ha dato questo colpo di acceleratore su Volkswagen. L’Offerta obbligatoria al superamento del 30% del capitale verrà infatti avanzata “al minimo del prezzo prescritto dalla legge” stimato da Porsche a 100,92 euro per azione, sensibilmente meno rispetto alla chiusura dei titoli Volkswagen venerdì in Borsa, 117,7 euro. A questi prezzi l’integrazione di Volkswagen verrebbe a costare al gruppo di Stoccarda circa 35 miliardi di euro. “Porsche non considera appropriata l’applicazione di un premio al prezzo minimo – recita il comunicato – considerato che la quotazione dei titoli della casa automobilistica di Wolfsburg si sono incrementati già di oltre 100 punti percentuali dal momento in cui il gruppo guidato dall’amministratore delegato Wendelin Wiedeking ha acquisito una prima quota di capitale”. L’Offerta obbligatoria non sarà inoltre legata al raggiungimento di una soglia minima.

 

A Porsche d’altronde non sembra interessare un controllo di Volkswagen al 100% quanto la detenzione di una quota che le permetta di evitare i rischi di smantellamento dell’impresa da parte dei fondi speculativi.

 

Le relazioni tra le due case costruttrici sono sempre state strette e la difesa di queste relazioni nonché degli importanti accordi industriali in essere tra i due gruppi sono uno dei motivi principali che stanno spingendo Porsche verso il controllo di Volkswagen. Il progetto di integrazione tra le due entità, fortemente sostenuto dall’attuale presidente del consiglio di sorveglianza e di gestione di Volkswagen nonché azionista rilevante di Porsche, Fedinand Piech, prevede la creazione di una holding per separare le attività operative dal quelle di gestione con il conferimento a valle di Porsche Ag in una sussidiaria controllata completamente che proseguirà le sue attività esattamente nello stesso modo e mantenendo gli stessi rapporti attualmente in essere. Nulla cambierà perciò nella gestione di Porsche che manterrà il suo quartier generale a Stoccarda.

 

All’apertura dei mercati europei i titoli delle due società automobilistiche segnano andamenti contrastanti. Volkswagen arretra di oltre 2 punti percentuali mentre Porsche balza in avanti del 3% circa.

 

(Notizia aggiornata alle 9:25)