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Polveriera Banca Carige: anche Malacalza si dimette, attacco frontale all’ad Fiorentino

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Non c’è pace per Banca Carige con un nuovo colpo di scena che vede protagonista l’azionista di riferimento, Vittorio Malacalza. Banca Carige ha reso noto questa mattina che Malacalza ha comunicato in data 11 luglio alle ore 20 un messaggio in cui annuncia l’intenzione di dimettersi dal cda.  La decisione, rimarca Malacalza, è stata determinata dalle recenti dimissioni di altri consiglieri nonché dal tentativo dell’amministratore delegato Paolo Fiorentino “di delegittimare il mio ruolo di supplenza del presidente nell’incontro con la stampa dello scorso 3 luglio”.

 

La presa di posizione di Malacalza arriva infatti a breve giro di posta dalle dimissioni di altri tre consiglieri, tra cui quelle del presidente Giuseppe Tesauro, di cui Malacalza aveva preso il posto ad interim. Anche Tesauro aveva attaccato la gestione di Fiorentino.

Inoltre a inizio settimana Raffaele Mincione, che detiene una quota superiore al 5% del capitale della banca ligure attraverso le società Pop12 e Time & Life, ha chiesto la convocazione dell’Assemblea degli Azionisti per il prossimo mese di settembre con ordine del giorno la revoca del Cda della banca e la conseguente nomina di un nuovo Cda. A tal riguardo è stato convocato il 3 agosto il cda che deciderà la data dell’assemblea.

 

Ecco il testo integrale della lettera inviata da Vittorio Malacalza:

“Ho ieri preannunciato al Consiglio di Amministrazione di Banca Carige l’intenzione di rassegnare le mie dimissioni da consigliere, riservandomi di darne successiva formalizzazione con dettagliata motivazione. Ho rappresentato al Consiglio di Amministrazione che tale decisione è stata tra l’altro determinata dalle recenti dimissioni di altri consiglieri e dai contenuti delle stesse, nonché dal tentativo dell’Amministratore Delegato di delegittimare il mio ruolo di supplenza del Presidente nell’incontro con la stampa dello scorso 3 luglio, nel quale, anziché smentire la voce di supposte obiezioni della BCE a tale ruolo di supplenza, la ha accreditata con una risposta evasiva e ambigua, nella quale ha comunque affermato la “anomalia” della mia posizione. La mia decisione è stata inoltre determinata dalla divulgazione dell’intercettazione della conversazione telefonica tra il sig. Luca Parnasi e il dott. Paolo Fiorentino, che ha assunto per me particolare significato alla luce del fatto che quest’ultimo, proprio nei giorni immediatamente precedenti all’arresto dell’avv. Lanzalone, mi riferì di averlo incontrato, decantandomene le qualità professionali. In ogni caso intendo continuare a impegnarmi in favore di Banca Carige, nella piena fiducia delle sue potenzialità di consolidamento e rilancio grazie allo sforzo dell’azionariato che ha assicurato il successo del recente aumento di capitale, alle altre operazioni di rafforzamento patrimoniale già attuate, alla capacità e dedizione dei suoi dipendenti e alla vicinanza e fedeltà della sua clientela”.