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PMI in calo nell’Ue, ma l’impennata in Gran Bretagna e Cina fa bene alle materie prime

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Si apre il sipario sul 2013, e subito conquistano la scena dei dati macroeconomici le indicazioni dei PMI manifatturieri degli Stati dell’Europa. Le notizie non sono buone per l’area euro, che ha visto un calo oltre le attese dell’indice che misura l’andamento delle attività economiche.
 
Frena il PMI europeo e tedesco, bene Italia e Francia
 
Nella lettura finale di dicembre il parametro europeo si è attestato al 46,1%, per il 17° mese di fila sotto la soglia dei 50 punti che marca la zona di recessione, il che indica un possibile prolungamento del periodo di arranca mento dell’economia prima che si possa finalmente tornare a parlare di ripresa. Le attese erano per un dato invariato rispetto alla stima precedente, al 46,3%, mentre la rilevazione di novembre aveva raggiunto i 46,2 punti.
Frenata anche per il dato tedesco, che a dicembre si è attestato a 46 punti dai 46,8 punti del mese precedente. Il dato risulta inferiore ai 46,3 della prima lettura flash. Lieve progresso invece per l’indice francese, che nel mese appena concluso ha raggiunto i 44,6 punti dai 44,5 punti del mese precedente, in linea con la prima lettura flash, mentre notizie positive arrivano dal fronte italiano, che ha visto il Pmi manifatturiero risalire a 46,7 punti dai 45,1 del mese precedente. Si tratta dei massimi dallo scorso marzo. Il consensus era fermo a 45,3 punti.
 
Ftse 100 oltre i 6mila punti
Notizie decisamente positive invece da Oltremanica, dove il parametro dell’attività manifatturiera ha sorpassato grandemente i fatidici 50 punti che segnano l’inizio dell’area della ripresa. In Gran Bretagna il dato si è infatti attestato a 51,4 punti, mentre le attese erano per un indice fermo al livello della precedente rilevazione, a 49,1 punti. Il Ftse 100 di Londra ha subito capitalizzato la notizia, sorpassando la soglia dei 6mila punti in progresso del 2%. Sulla bilancia anche le buone notizie provenienti dall’America, dove è stato approvato il piano per evitare il fiscal cliff, come anche i dati positivi dalla Cina.
 
Balza il Pmi cinese, bene le materie prime
Nel Celeste impero l’indice ufficiale per il PMI di novembre si è infatti attestato a 50,6 punti, mentre quello elaborato da HSBC per il mese di dicembre ha visto i 51,5 punti in aumento dai 50,5 del mese precedente.
Il che ha fatto bene ai prezzi delle materie prime, che si sono impennate sulle Borse asiatiche ma anche sul listino britannico. Titoli quotati sulla Borsa britannica come Rio Tibto, AngloAmerican, Antofagasta hanno messo a segno rialzi tra i 3 e il 5%. A livello europeo, l’indice Stoxx Europe 600 Basic Resources segna al momento un rialzo che sfiora i 5 punti percentuali.
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