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PIR: Amundi scende in campo con un ETF diversificato su Pmi e large cap italiane

I PIR hanno già raccolto oltre 5 miliardi e anche Amundi scende in campo con un ETF PIR compliant che permette un’esposizione su large cap e Pmi di Piazza Affari

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I PIR, introdotti a inizio 2017, hanno già raccolto oltre 5 miliardi. Cresce l’offerta e questo mese ha fatto il suo debutto l’Amundi ETF Ftse Italia PIR UCITS ETF DR che permette un’esposizione diversificata su large cap e Pmi di Piazza Affari

 

L’introduzione dei Piani individuali di Risparmio (PIR), con il forte stimolo rappresentato dall’esenzione fiscale sui capital gain, ha aumentato l’appetito verso le azioni di Piazza Affari catturando l’interesse anche di risparmiatori italiani tendenzialmente restii a prendere posizione sull’azionario. Nei primi 8 mesi dell’anno, stando a quanto riferito da Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i PIR hanno raccolto oltre 5 miliardi e l’obiettivo del Tesoro per l’intero anno è di raddoppiare a 10 miliardi. L’accelerazione nell’ultimo scorcio d’anno dovrebbe essere garantita dall’arrivo sul mercato di nuovi prodotti in grado di rimpinguare la raccolta.

Primo ETF legato al FTSE Italia PIR Benchmark

Tra le ultime novità sul fronte PIR c’è l’Amundi ETF Ftse Italia PIR UCITS ETF DR, qualificabile come OICVM PIR compliant e disponibile dal 1 settembre, il primo a replicare l’indice FTSE Italia PIR Benchmark, che permette un’esposizione liquida e diversificata sull’Italia abbinando azioni di aziende a piccola, media e grande capitalizzazione. “Questo ETF integra la gamma Amundi di ETF esposti all’azionario italiano e costituisce uno strumento utile per investire nel rilancio dell’economia italiana, beneficiando dei vantaggi fiscali previsti dalla normativa PIR”, commenta Vincenzo Sagone, Responsabile della Business Unit ETF, Indexing & Smart Beta di Amundi SGR.

Mix di Pmi e large cap

La proposta dell’emittente francese, tra i principali provider di ETF in Europa con 33 miliardi di euro di asset in gestione (dati al 31/08/2017) e con una lunga esperienza nella gestione di strumenti analoghi ai PIR, ossia i Plans d’Epargne en Actions (PEA) in Francia, ha l’obiettivo di replicare il più fedelmente possibile la performance dell’indice FTSE Italia PIR Benchmark, composto da azioni facenti parte degli indici FTSE Italia PIR PMI Plus, che include le 80 azioni quotate più liquide di società di piccola e media capitalizzazione di diritto italiano, e del FTSE MIB, composto dalle azioni più liquide quotate su Borsa Italiana. Nel rispetto dei vincoli di allocazione degli attivi legati alla normativa PIR, il peso totale dei componenti dell’indice FTSE MIB è limitato al 60%. Le spese correnti sono dello 0,35% ed è prevista la replica fisica del sottostante.

L’esposizione azionaria diversificata tra large cap e Pmi rende tale ETF “idoneo a integrarsi con la parte di portafoglio legata all’obbligazionario costruita ad hoc dal singolo investitore secondo le proprie esigenze”, sottolinea Vincenzo Sagone, responsabile ETF, Indexing & Smart Beta Business Unit di Amundi SGR, che aggiunge: “Può costituire un valido complemento nelle scelte di allocazione rispondendo alla domanda crescente da parte degli investitori di strumenti liquidi ed a costo contenuto che consentano di esporsi al potenziale delle piccole e medie aziende italiane. Un valido strumento anche per integrare un’esposizione all’azionario Italia, costituita ad esempio attraverso ETF esposti agli indici ad ampia esposizione come il FTSE MIB o l’MSCI Italia, con una selezione che integri anche le PMI”.

Come sfruttare i benefici PIR

I Piani Individuali di Risparmio (PIR) a lungo termine introdotti dalla legge 11/12/2016 rappresentano una nuova forma di risparmio finalizzata a canalizzare flussi finanziari verso le attività produttive delle imprese italiane per lo sviluppo economico italiano. Per beneficiare dell’agevolazione fiscale è richiesto che almeno il 70% sia investito in strumenti finanziari emessi da società italiane o europee che hanno una stabile organizzazione in Italia. Di questo 70%, almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari emessi da società che non fanno parte dell’indice FTSE MIB, ovvero nelle piccole e medie imprese (Pmi). Il periodo minimo di detenzione del conto PIR è di 5 anni con una cifra massima investibile di 30 mila euro annui (150 mila euro in 5 anni). Ciascuna persona fisica residente in Italia può essere titolare di un solo piano individuale di risparmio.