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Pimco,SecularOutlook: break-up dell’Eurozona? Improbabile ma non inconcepibile

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Esiste il rischio di un’uscita dall’euro da parte di una delle quattro economie dell’Eurozona. A dirlo Saumil Parikh, managing director dell’ufficio di Newport Beach in California e portfolio manager di Pimco, durante la presentazione a Milano del “Secular Outlook”, ovvero l’analisi dei possibili scenari che potrebbero verificarsi tra 3-5 anni ma che però non sono ancora riflessi nei prezzi degli asset. Per Parikh il rischio di un break-up della zona Euro è sì improbabile ma, a suo dire, non inconcepibile, e a pesare è soprattutto la divisione politica all’interno dei singoli Paesi membri oltre a quella riscontrata a livello di Unione europea. 

Per imboccare la strada dell’uscita dalla crisi, l’Europa, spiega Parikh, deve accelerare il processo dell’integrazione fiscale e dell’unione bancaria, oltre a introdurre riforme strutturali. Un ruolo decisivo lo potrebbe assumere la Banca centrale europea che potrebbe mettere in campo misure simili a quelle adottate dalla Bank of Japan con il quantitative easing oppure facendo ricorso a misure straordinarie come l’Omt. 

Senza un appianamento dei contrasti sull’Europa, per l’economista, pende il rischio di un nuovo peggioramento della recessione con l’ipotesi di ulteriori ristrutturazioni di debiti per Paesi quali la Spagna e l’Italia fino a immaginare l’uscita di una tra le quattro economie della zona Euro. L’Europa, secondo l’analisi di Parkh, dovrà affrontare una crescita stagnante (la variazione del Pil è vista tra -2%/+2%), ossia in una situazione che il gestore chiama di “zombificazione”, un perdurare dell’impantanamento dell’economia per i prossimi 3-5 anni.

Una crescita globale a più velocità

Si è in presenza di una crescita globale a “multi-velocità” a seconda delle aree geografiche di riferimento e dei diversi ostacoli strutturali alla crescita. Per Pamikh, le banche centrali non possono da sole fornire i migliori risultati in termini di crescita. Inoltre, gli istituti centrali stanno acquistando tempo solo allo scopo di preservare le economie e le banche dalla riduzione del debito e per l’economista a questo punto la questione chiave è: durante questo tempo, saranno in grado le altre istituzioni di attuare importanti riforme per la crescita?

Restringendo il campo, Pamikh prevede che l’economia degli Stati Uniti continuerà nel suo processo di guarigione ma che dovrà fare i conti con una crescita al di sotto del suo potenziale, in cifre, un aumento del Pil a stelle e strisce intorno al 2%. D’altra parte, la crescita in Cina sarà sostenuta da un graduale riequilibrio economico con le attese che prevedono un rallentamento della crescita del Pil del Paese asiatico al 6-7,5%. L’economia cinese, a detta dell’economista, si troverà ben presto a fare una scelta. Fino a questo momento infatti l’ex Celeste Impero ha sostenuto la crescita attraverso le esportazioni da una parte e i prestiti bancari dall’altra. Il problema è che al momento l’esposizione degli istituti di credito si aggira intorno al 220% e per Parikh, per centrare l’obiettivo della crescita sostenibile, è necessario attivare i consumi interni in modo definitivo anche se questo, ha fatto notare il managing director, significa scontrarsi con un problema di carattere politico.

Per riassumere, nei prossimi 3-5 anni l’economia globale si troverà sempre più in difficoltà nel sostenere una situazione di “disequilibrio stabile” caratterizzata da bassa crescita a causa del persistente basso livello di domanda aggregata, impedimenti strutturali, incremento delle tensioni sociali ed eccessivo indebitamento. Se una politica monetaria aggressiva ha fornito agli investitori un acconto sulla futura crescita stimolando un aumento dei prezzi degli asset, è anche vero che i futuri rendimenti sugli investimenti sono in questa situazione vulnerabili, soprattutto se non riuscirà a materializzarsi una crescita sostenibile.