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Pil Usa spinge il dollaro, riflettori puntati su Jackson Hole

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Terza seduta consecutiva con il segno meno per l’eurodollaro, in calo di quasi una figura a 1,2175. Nella seduta odierna buone nuove per la prima economia sono arrivate dagli aggiornamenti macro: nel secondo trimestre il Pil a stelle e strisce è salito del 3,7%, decisamente migliore del +2,3% della prima lettura e del +3,2% stimato dagli analisti. Positivo anche il calo messo a segno dalle nuove richieste di sussidio, scese la scorsa settimana da 277 a 271 mila unità (25esima settimana consecutiva sotto la fatidica soglia delle 300 mila unità).

Nonostante una crescita in rafforzamento e un mercato del lavoro in continuo miglioramento, alla luce dell’attuale contesto gli operatori tendono a ritenere che la banca centrale statunitense aspetterà ancora qualche mese prima di varare il primo incremento del costo del denaro dal 2006 (anche perché le pressioni inflazionistiche non destano preoccupazione).

A questo punto siamo “meno convinti” di voler incrementare il costo del denaro a settembre, ha dichiarato ieri William Dudley, presidente della Federal Reserve di New York nel corso di un incontro con la stampa. Alla luce dei recenti sviluppi, la crescita del costo del denaro negli Stati Uniti “sembra meno urgente di quanto non lo fosse poche settimane fa”.

Nonostante tra i grandi assenti di questa edizione ci sia proprio il presidente dell’istituto con sede a Washington, Janet Yellen, indicazioni utili potrebbero arrivare dal simposio di Jackson Hole, il meeting organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City che raduna per alcuni giorni nel Wyoming economisti, uomini d’affari e autorità economiche e monetarie.