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Il Pil Ue cresce oltre le attese, bene anche l’Italia

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La crescita economica nell’Unione europea è migliore del previsto. Parola della Commissione europea, stando alle cui proiezioni intermedie, la crescita economica nell’Ue nel 2007 dovrebbe fare registrare un progresso del 2,7%, mentre per l’area dell’euro si calcola un rialzo del 2,4%, ovvero lo 0,3% al di sopra delle previsioni di autunno per entrambe le aree.


Il 2006 è stato, secondo quanto si legge nella nota diffusa da Bruxelles, un anno in cui la crescita è stata trainata dalla domanda interna, grazie al miglioramento della situazione del mercato del lavoro, con tre milioni di posti di lavoro creati, di cui due milioni in Eurolandia. Ciò ha consentito all’economia di resistere all’impennata dei prezzi dell’energia, che hanno raggiunto livelli record in estate, a condizioni monetarie più restrittive e a un rallentamento della congiuntura negli Stati Uniti. Questi sviluppi sarebbero di buon auspicio per il 2007.

Sul fronte dell’inflazione, benché l’aumento dei prezzi dell’energia abbia fatto lievitare i prezzi al consumo del 2,2% lo scorso anno sia nella Ue sia sia nell’Eurozona, l’inflazione nel 2007 dovrebbe scendere all’1,8% nell’area dell’euro e al 2% nella Ue. Merito principalmente della discesa dei prezzi del petrolio e dell’impatto relativamente limitato dell’incremento dell’Iva in Germania.


Per quanto concerne l’Italia in particolare, il documento redatto dalla Commissione europea mette in luce che a livello trimestrale l’ultimo quarto del 2006 è terminato in progresso dell’1,1%. Come conseguenza, la crescita annuale per l’Italia nel 2006 si è attestata all’1,9%, non soltanto la più alta dal 2000 ma anche di 0,2 punti percentuali al di sopra delle stime.


Secondo l’Unione europea il Belpaese nell’ultima parte dello scorso anno ha beneficiato di un aumento della produzione industriale, specialmente nel mese di dicembre. “L’industria manifatturiera italiana – afferma il documento redatto dalla Commissione europea – sembra avere tratto spunto dall’aumento della domanda esterna, che, all’interno della Ue, è stata guidata soprattutto dagli ordini tedeschi”.