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Piazza Affari vira sopra la parità. Banche protagoniste in Europa grazie a BoJ e Jp Morgan

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Difficile togliersi dalla testa la tragedia che ha colpito il Giappone. Se venerdì le Borse non si erano fatte prendere dal panico, oggi hanno iniziato a razionalizzare la catastrofe che ha colpito il Sol Levante e vanno giù. Anche se c’è chi come Mister Doom, Nouriel Roubini, che sibila che il sisma nipponico è l’evento peggiore nel momento peggiore, perché rischia di soffocare nella culla la debole ripresa dell’economia mondiale, c’è chi preferisce intravedere una metà piena del bicchiere anche in un frangente così drammatico. Dall’altra parte dalla regione di Sendai arriva solo il 2% del Pil del Paese, anche se l’allarme nucleare rientrato è lì, a risuonare ancora nella testa degli operatori e investitori di mezzo mondo. 

 

I danni del terremoto e dello tsunami che ha devastato il Giappone Nord-orientale potrebbero arrivare fino a 10.000 miliardi e costare tre punti percentuali sulla crescita di quest’anno del prodotto interno lordo, con l’impatto maggiore concentrato nel trimestre aprile-giugno, secondo le stime degli economisti. Tuttavia, dicono gli analisti, gli sforzi di ricostruzione sono suscettibili di stimolare la crescita dalla seconda metà dell’anno, e questo dovrebbe contribuire a far salire il Pil nel 2012 oltre le previsioni attuali. Con le autorità che stanno ancora cercando di scoprire l’entità del danno e che lottano per controllare il surriscaldamento dei reattori nucleari – la cui fusione potrebbe peggiorare incommensurabilmente la situazione – gli economisti riconoscono che le proiezioni in questa fase sono stime approssimative che potrebbe cambiare non appena i dettagli diventeranno più chiari.

 

Mentre Parigi, Londra e Francoforte scambiano sotto la parità, Piazza Affari cambia direzione e vira al rialzo, registrando un balzo dell’1,17%. La Borsa di Milano realizza la migliore performance in Europa dopo Madrid (+2,10%), trainata dal rally dei finanziari, che rappresentano complessivamente il 30% circa dell’intera capitalizzazione del nostro mercato. Unicredit guadagna il 4,29%, Intesa Sanpaolo il 3,78%, il Banco Popolare il 3,77%, Mps il 3,67%, Bpm il 2,80% e Ubi il 2,64% in un comparto bancario in rialzo dell’1,84% in Europa. A Parigi si muovono in rialzo Societe Generale (+2,28%), Credit Agricole (+1,84%) e Bnp Paribas (+1,67%). In Spagna balzano Santander (+5,34%), Bbva (+4,99%). Per contro Francoforte arretra dello 0,98%, penalizzata dallo scivolone dei titoli legati al nucleare come Rwe e Eon (in calo di oltre il 3%) e degli assicurativi, tra cui Munich Re (-2,86%) e Hannover.

 

Il settore delle banche, che viaggiano in rialzo nel Vecchio Continente, beneficia delle misure straordinarie varate dalla Bank of Japan in Giappone e del giudizio positivo degli analisti di JP Morgan Cazenove che ha alzato la raccomandazione sul settore bancario europeo da neutral a overweight. Andando per ordine, la banca centrale del Giappone ha cercato di alleggerire le tensioni sui circuiti finanziari aumentando di 5.000 miliardi di yen (44 miliardi di euro) gli acquisti di attivi giapponesi, operando una maxi iniezione liquidità su mercato da 15mila miliardi di yen e mantenendo il tasso di riferimento nella forchetta tra 0,0% e 0,1%. Un deterioramento del sentiment di mercato e una modifica della propensione al rischio avrebbe possibili impatti negativi per l’economia in generale.

 

Riguardo al report di JpMOrgan, i tre autori Mislav Matejka, Emmanuel Cau e Siddhartha Singh spiegano invece che negli ultimi mesi la performance delle banche è stata inferiore rispetto ai concorrenti, facendo conquistare al settore negli ultimi sei mesi l’andamento peggiore tra i comparti europei, ma adesso è il momento di cambiare strategia. “Il mercato è stato troppo preoccupato nelle ultime due settimane dai timori crescenti sulla congiuntura dell’economia sui Paesi periferici e sul rischio geopolitico”. “Tuttavia – segnalano gli esperti della banca americana – noi siamo stati testimoni di queste pressioni che si sono allentate. La chiave a nostro avviso è quella di tenere a mente il quadro generale, e di non rimanere coinvolti dalle correzioni temporali. Il nostro consiglio è uno solo: acquistare sulla debolezza”. A favorire il flusso degli acquisti vanno sommati anche gli sviluppi balenati da Brussels.

 

“Prima di quanto si aspettasse i governi europei hanno trovato l’accordo su alcuni punti”, osservano gli analisti di Equita, ricordando che è stato ridotto di 100 punti base il costo del finanziamento alla grecia e estesa la durata da 4 a 7,5 anni; sono state fornite le garanzie in modo che il fondo EFSF possa spendere tutti i 400 miliardi di dotazione; è stato anche previsto che il fondo possa comprare titoli pubblici sul mercato primario e infine ogni Stato si impegna a prendere provvedimenti per favorire la ricapitalizzazione delle banche che non dovessero passare gli stress test. “I messaggi più importanti – concludono alla sim milanese – riguardano la volontà di sostenere concretamente i governi che si impegnano a politiche di risanamento e di risolvere il problema delle banche sottopatrimonializzate, come hanno fatto gli Usa con il Tarp”.

Più prudenti all’ufficio studi di Intesa Sanpaolo. “La riunione del Consiglio Europeo dell’11 marzo ha portato probabilmente a risultati più importanti rispetto a quelli che gli investitori erano giunti ad attendersi dopo un mese di cattive notizie. Tuttavia, le novità preannunciate non rappresentano in alcun modo una svolta cruciale per la crisi”, è l’idea di questi esperti. “La FESF, la cui capacità di prestito sarà innalzata a 440 miliardi, sarà autorizzata ad acquistare titoli di stato sul mercato primario, ma ciò potrà avvenire soltanto eccezionalmente e nel contesto di un programma soggetto a rigorosa condizionalità”.”Con il meeting di venerdì, i leader dell’Eurozona hanno voluto mandare un segnale di speranza e di forza sulla determinazione che ci stanno mettendo per salvare e rimettere sui giusti binari l’Eurozona”, osserva Carsten Brzeski, Senior Economist di Ing Belgium.


“Allo stesso tempo, questa strategia potrebbe essere il migliore biglietto da visita, ma ci sono ancora elementi problematici da non poterci dimenticare”, segnala l’esperto tedesco. “Se, infatti, la determinazione di portare avanti una ristrutturazione del debito è reale, le decisioni di venerdì sono solo il primo passo di una serie di gradini che devono essere compiuti sulla strada del consolidamento fiscale”. Ulteriori novità non sono da escludere a breve. A Brussels proseguirà la riunione dei ministri finanziari della zona euro domani con l’Ecofin. In agenda resta ancora il tema della riforma del meccanismo di stabilità finanziaria europea, dopo che il vertice dei capi di governo di venerdì ha deciso di incrementare a 440 miliardi la capacità di credito effettiva dell’Efsf e di ridurre il costo dei prestiti e di abbassare i tassi d’interesse sui fondi alla Grecia. Venerdì è emerso anche un invito generico a Grecia, Portogallo e Irlanda ad impegnarsi maggiormente nel raggiungimento dei loro obiettivi di risanamento fiscale. Lo stallo del processo di riforma finanziaria in Europa è stato tra gli elementi che la settimana scorsa hanno contribuito al riemergere di forti tensioni sul debito periferico, ma anche sull’euro.


Anche l’Italia dovrà fare la sua parte. I capi di Stato e di governo dell’Eurozona, sempre venerdì, hanno concordato che la valutazione del debito pubblico dovrà tenere conto di una serie di fattori rilevanti tra i quali il debito privato, un aspetto che viene considerato da Roma estremamente importante per assicurare una valutazione complessiva e non statica dell’andamento del debito pubblico a complemento della regola automatica in base alla quale la parte eccedente il 60% del Pil (per l’Italia quasi altrettanto)