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Piazza Affari rimbalza con l’ipotesi Governo tecnico, spread sotto 340. Banco Popolare lancia allarme sugli utili

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Piazza Affari rialza la testa dopo un inizio debole di settimana ma sullo sfondo restano intatti i fattori che nelle ultime sedute avevano alimentato il nervosismo tra gli investitori anche se in Italia, stando a quanto riportato dai principali organi di stampa, starebbe prendendo piede l’ipotesi di un Governo tecnico. Una soluzione senz’altro gradita ai mercati e la reazione sul secondario non si è fatta attendere: lo spread Btp-Bund, che ieri si era spinto in area 350 punti base, è sceso sotto quota 340 punti base.
 
Una discesa che sta favorendo gli acquisti sui titoli del comparto bancario: Mediobanca guadagna il 3,30% a 4,426 euro, Unicredit il 2,60% a 3,818 euro, Intesa SanPaolo il 2,50% a 1,232 euro, Popolare di Milano il 2,20% a 0,515 euro. Bene anche gli altri finanziari: Generali mostra un progresso del 3% a 12,28 euro, Mediolanum avanza del 2,40% a 4,122 euro. Rialza la testa Mediaset (+2,90% a 1,502 euro) che nelle ultime sedute aveva pagato dazio all’incertezza politica del dopo voto. E così l’indice Ftse Mib guadagna quasi 2 punti percentuali sopra quota 15.800 punti.
  
Banco Popolare. Cauto invece il Banco Popolare (+0,25% a 1,226 euro) dopo l’allarme sugli utili. Ieri l’istituto veronese ha fatto sapere che il 2012 si chiuderà con una perdita di circa 330 milioni di euro, ben oltre le attese degli analisti ferme a un rosso di 46 milioni di euro. A pesare sui risultati l’aumento del costo del credito nell’ultimo scorcio del 2012 e le perdite maggiori del previsto di Agos-Ducato, la joint venture con il Credit Agricole attiva nel credito al consumo.

I vertici del Banco hanno comunque assicurato che il Core Tier 1 dovrebbe restare sopra il 9%, soglia minima indicata dall’EBA. “Il peggioramento del costo del credito sul core business e sul credito al consumo e una notizia negativa, anche se al momento non vediamo rischi di aumenti di capitale e la conversione del prestito convertibile”, spiegano gli analisti di Equita.
 
Sullo sfondo resta però il nervosismo innescato dal mancato accordo al Congresso statunitense sul cosiddetto “sequester”, che ha fatto scattare tagli automatici alla spesa pubblica per 85 miliardi di dollari. Tagli che secondo la Federal Reserve avranno un impatto negativo sul Pil Usa pari allo 0,6%. Ieri un altro fattore destabilizzante è arrivato dalla Cina dove il governo, preoccupato dallo scoppio di una bolla immobiliare, ha deciso di innalzare i requisiti per poter accedere al mercato delle case.