Piazza Affari più forte dei problemi tecnici

Inviato da Marco Barlassina il Mer, 13/06/2007 - 18:49

Un'ora di buco, meno di quello che aveva interessato già lo scorso 2 gennaio gli scambi, ha interessato oggi Borsa Italiana a partire dalle 13.30. Il mercato però, complice anche la buona intonazione dei listini internazionali non ha ceduto al nervosismo, con lo S&P/Mib che ha chiuso in rialzo dello 0,59%. Nonostante Borsa Italiana abbia fatto riferimento a problemi tecnici, le indagini sulle cause dell'inconveniente sono ancora in corso. A inizio anno i problemi erano stati attribuiti al fornitore tecnologico.

 

Ma cosa avviene in questi casi? I contratti già conclusi sono ovviamente validi. Gli ordini immessi e non eseguiti vengono invece ripresentati nel momento in cui il mercato riparte. Quando il mercato viene riavviato c'è una fase di pre apertura, come avvenuto oggi, in cui gli operatori hanno tempo per cancellare gli ordini o modificarli, che opera in sostanza come sistema di garanzia e di trasparenza. Impossibile, fino a che non si conosceranno con esattezza le cause del problema, sapere se sia entrato in funzione il sistema di back-up di Borsa Italiana.

 

Lo scorso 27 febbraio un problema tecnico si era registrato anche al Nyse di New York, proprio in occasione di uno dei maggiori storni di borsa degli ultimi mesi. Tuttavia in tale circostanza il problema determinato da uno straordinario ammontare degli scambi era stato circoscritto al calcolo dell'indice Dow Jones. Nell'occasione la Dow Jones, la società che si occupa del calcolo dell'indice, aveva deciso per uno switch verso un sistema di back up per la riproposizione del corretto valore dell'indice. Nella sostanza il problema aveva riguardato ritardi nella trasposizione dell'attività di mercato nel sistema di calcolo dell'indice. Il problema era stato risolto nel giro di un'ora e 10 minuti. Allora il Dow Jones chiuse con un ribasso di 416 punti, il peggior ribasso dal 17 settembre 2001, primo giorno di contrattazioni dopo la tragedia delle Twin Towers.

 

Nel dicembre 2005 un errore del controvalore di 40 miliardi di yen alla Borsa di Tokyo aveva portato a una decisione estrema. Takuo Tsurushima, presidente del Tokyo Stock Exchange, aveva infatti rassegnato le proprie dimissioni dopo che i sistemi del mercato non erano riusciti a cancellare un ordine di vendita erroneamente riferito a 610mila titoli J-Com a 1 yen anzichè a 1 azione per 610mila yen. Dopo un capitombolo del titolo e anche dell'indice Topix, Mizuho Securities, la banca da cui era provenuto l'ordine, aveva dovuto provvedere a ricomprare i titoli venduti a prezzi nettamente più alti.

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