Piazza Affari: a maggio ha fatto peggio solo Madrid, analisti cauti anche per giugno

Inviato da Titta Ferraro il Ven, 01/06/2012 - 09:32
Ha fatto bene chi lo scorso mese ha seguito il vecchio adagio "sell and go away" (vendi in maggio e scappa). Le principali piazze finanziarie mondiali hanno infatti archiviato lo scorso mese con bilancio decisamente magri. Wall Street che ha chiuso il peggiore mese degli ultimi 2 anni (-6,79% lo S&P 500 e -7,31% il Nasdaq), ma peggio hanno fatto le Borse europee, prime vittime dell'acuirsi della crisi del debito. L'Eurostoxx 50 ha lasciato sul terreno l'8,14%, il Ftse 100 l'8,45% e il Dax di francoforte il 7,35%. Tra i mercati emergenti bilancio in rosso a doppia cifra per gli indici brasiliani (-11,86% il Bovespa) e quelli cinesi (-11,54% l'Hang Seng).

Milano e Madrid le peggiori, sul Ftse Mib tonfo di bancari e Mediaset
Piazza Affari ieri si è lasciata alle spalle un mese contraddistinto da un susseguirsi di ribassi che hanno ricacciato l'indice sui minimi dal marzo 2009, non lontano dai minimi assoluti. In un mese il Ftse Mib ha perso l'11,78% del proprio valore, peggio ha fatto solo l'Ibex 35 spagnolo con un calo del 13,14%. Nel corso della giornata di ieri l'indice guida milanese ha toccato un minimo a 12.764 punti, a circa 2 punti percentuali dai minimi assoluti toccati nel marzo 2009, quando il paniere delle blue chip italiane toccò il suo punto più basso a 12.332 punti.
Tra i singoli titoli spicca la debacle di Mediaset che ha ceduto il 30% scivolando ai nuovi minimi storici. A seguire i titoli bancari con Bper in calo di oltre il 26%, -24,9% per Mps, -24,19% per Mediolanum, -23,63% per Mediobanca e -22,25% per Telecom Italia. Tra i pochi titoli che hanno schivato le vendite spicca Impregilo (+8,58%), seguita da A2A (+4,46%) e Fiat (+4,17%).
Guardando al bilancio da inizio 2012 si passa dal +62% di Ferragamo e +35% di Impregilo al -41% di Unicredit e Mediaset.

Giugno test cruciale, difficile un'inversione del trend nel breve
"Il riacutizzarsi della crisi sul debito e i timori di un allargamento della stessa ad altre aree del mondo, con una possibile revisione delle attese di crescita globale, hanno fatto da catalyst negativo. In questo contesto di estrema incertezza l‟unica asset class vincente, anche da un punto di vista di performance di borsa, è stato il dollaro che ha favorito i dollar play", commentano oggi gli analisti di Intermonte che indicano giugno come un test cruciale per la tenuta dell'euro ed il futuro dell'eurozona. "In questo contesto - prosegue l'analisi di Intermonte - lo spread tra le società domestiche e quelle globali si sta allargando sempre di più ed in attesa di una situazione più chiara riteniamo difficile che ci possa essere un reversal di questo trend". Da notare che la debacle di maggio ha spinto Piazza Affari sotto i minimi di novembre nonostante i tassi di interesse sono ancora a metà strada tra i massimi di rendimento registrati in quel periodo (BTP sopra il 7%). Pertanto probabilmente  l'equity sta già scontando uno scenario sui tassi peggiore di quanto in effetti si sta verificando.
Indice milanese che è scivolato ai minimi nonostante "circa il 60% delle aziende quotate hanno riportato conti migliori delle attese", rimarcano gli analisti di Mediobanca che nelle scorse settimane hanno calcolato come il mercato azionario italiano stia trattando a 8,4 volte il rapporto price/earnings, quindi a livelli decisamente "di saldo".
 
Opportunità nel medio termine
Non mancano gli esperti che vedono Piazza Affari come interessante opportunità da cogliere, soprattutto nel medio-lungo periodo. Albert Edwards, responsabile del team di strategia globale di Société Générale e solitamente  pessimista sull'evoluzione dei mercati europei e americani, considera ora il listino milanese un'interessante opportunità di investimento nel lungo termine in Europa. Edward evidenzia che l'Italia è uno dei pochi Paesi periferici dove negli ultimi anni non sono scoppiare delle bolle nel credito o nella valutazione di asset. Sottolinea inoltre che a partire dal 2008 in Italia la spesa pubblica è aumentata più lentamente che in altri Paesi. Nonostante i problemi strutturali legati ad una crescita flebile, Edwards ritiene che l'Italia si riprenderà prima di altri Paesi attualmente alle prese con una forte riduzione della leva finanziaria nel settore privato e statale.
COMMENTA LA NOTIZIA