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Piazza Affari limita i danni a marzo nonostante Libia e Giappone. Banche le peggiori

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Marzo sarà ricordato soprattutto per il terribile terremoto-tsunami che ha messo in ginocchio il Giappone, la terza economia mondiale. Il bilancio ufficiale, aggiornato a questa mattina, parla di 11.578 morti e di 16.451 dispersi. Il totale delle vittime supera quindi quota 28.000. La catastrofe nipponica ha portato dietro di sé anche le preoccupazioni di una crisi nucleare, innescata dall’incidente della centrale di Fukushima. Marzo sarà poi ricordato per l’aggravarsi delle rivolte in Nord Africa, sfociate nel conflitto in Libia con l’entrata in azione della Nato per fermare l’avanzata delle forze di Gheddafi.


In questa serie impressionante di notizie negative, la Borsa di Milano ha mostrato una discreta tenuta cedendo solamente il 3,29% nel mese di marzo. Una performance caratterizzata dalla debolezza del comparto energetico? In teoria dovrebbe essere così, ma in realtà sono stati soprattutto i titoli delle banche a registrare i maggiori ribassi. I numeri sono chiari: Intesa SanPaolo ha ceduto il 15,7%, Ubi Banca quasi il 17%, Banco Popolare il 16%, Monte dei Paschi il 7,6% e Unicredit il 6%.
 
“Nel breve l’incubo ricapitalizzazione delle banche pesa sull’indice – segnala Equita – ma questo overhang sarà risolto nel giro di qualche mese e crediamo che a quel punto anche il settore bancario, che tratta a sconto sul tangible book e beneficia del calo degli accantonamenti e del rialzo dei tassi, darà un contributo positivo alla performance dell’indice”. Chi invece ha mostrato una discreta tenuta è l’Eni, che ha lasciato sul parterre appena l’1,3% nonostante lo stop della produzione in Libia, che rappresenta un’area chiave per il colosso italiano. Il gruppo di San Donato Milanese, infatti, è il primo operatore internazionale a Tripoli e, prima delle rivolte anti Gheddafi, produceva nel Paese nordafricano circa 280 mila barili al giorno, ovvero il 14% della sua produzione totale.

Rimanendo sempre nel campo energetico, è doveroso sottolineare la brillante performance della galassia Enel. La crisi nucleare in Giappone e la moratoria di un anno decisa dal Governo italiano sul programma nucleare non hanno impattato negativamente sulla performance borsistica del colosso elettrico, che a marzo ha guadagnato il 3,84%. Meglio ancora la controllata Green Power che è balzata di oltre il 13% fiutando un rinnovato interesse dei governi per gli investimenti nelle energie alternative.


Secondo gli analisti di Equita, l’escalation in Libia e il terremoto in Giappone “sono due eventi destinati a creare volatilità sui mercati ma non modificano il quadro positivo nel medio termine”. L’ottimismo della sim milanese è sostenuto dai risultati aziendali, “che stanno mettendo in evidenza un aumento dei ricavi, un miglioramento dei margini e una forte generazione di cassa”, e dalle valutazioni ragionevoli. Le notizie arrivate da Giappone e Libia hanno inoltre “oscurato un evento molto importante quale l’accordo tra i governi europei per ampliare la capacità del fondo salva-Stati da 250 a 450 miliardi di euro, per ridurre il costo del prestito alla Grecia di 100 punti base e per intervenire qualora una banca non passi gli stress test”.