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Piazza Affari: le vendite colpiscono ancora il comparto bancario

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Si tinge ancora di rosso il comparto bancario a Piazza Affari. Le principali banche italiane, dopo la tornata di trimestrali e i numerosi piani per aumentare il capitale, questa mattina sono il primo bersaglio delle vendite. La Popolare di Milano cede oltre 3 punti percentuali a 2,154 euro, soltanto 10 centesimi sopra il minimo storico (2,056 euro) toccato alla fine del 1994. Il Monte dei Paschi lascia sul parterre il 3,09% a 0,893 euro, mentre Ubi Banca arretra del 2,78% a 5,60 euro, un livello inferiore a quello toccato nel marzo 2009 all’apice della crisi finanziaria. In picchiata anche il Banco Popolare (-2,69% a 1,883 euro) che da inizio anno ha perso circa 20 punti percentuali. Nonostante la ricapitalizzazione da 2 miliardi di euro, conclusa lo scorso febbraio, il Core Tier 1 dell’istituto scaligero si è attestato al 6,5%, un livello inferiore rispetto a quello delle altre banche popolari.

Perdono terreno anche Unicredit (-2,28% a 1,63 euro) e Intesa SanPaolo (-1,56% a 2,02 euro), che si sono riportate sui livelli di inizio anno. L’istituto di piazza Cordusio è l’unica grande banca che non è ricorsa all’aumento di capitale e durante l’ultima conference call il management ha sottolineato la contrazione della RWA (assorbimento del capitale sugli attivi) che ha portato il Core Tier 1 al 9,1%. “Con questi messaggi la pressione-percezione di rischio di aumento di capitale secondo noi risulta allentata”, spiegano gli analisti di Intermonte che hanno confermato la raccomandazione outperform su Unicredit con target price a 2,25 euro.

Equita prende invece in esame l’altra big del settore, ovvero Intesa SanPaolo. Per quanto riguarda i conti del primo trimestre, “buone indicazioni sono arrivate dall’asset quality, ma la qualità dei ricavi è leggermente inferiore in quanto le deboli commissioni (40 milioni in meno) sono compensate da utili su trading (70 milioni in più)”. La sim milanese, che ribadisce buy su Intesa con target a 2,80 euro, ha deciso di non modificare le stime sull’intero 2010 “anche se la qualità scende leggermente. I numeri del primo trimestre non sono stati un catalyst per il titolo, mentre pensiamo lo sarà l’aumento di capitale” da 5 miliardi di euro.