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Piazza Affari ko con le banche, penalizzate da pressione spread: cedono Banco Bpm e UniCredit, brilla Atlantia

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Piazza Affari ha chiuso in ribasso dello 0,46% a 20.109,06 punti, in linea con quanto è emerso all’interno del comparto equity europeo. Neanche le evidenze positive rilevate con l’indice Zew tedesco sulla fiducia degli investitori sulla prima economia europea hanno risollevato le sorti delle piazze azionarie continentali.

Prevale l’attesa per giovedì, l’ultima seduta prima del lungo ponte pasquale, per il dato finale sull’inflazione di febbraio per poi viaggiare spediti verso l’ultima settimana clou del mese che terminerà domenica 23 con la chiamata alle urne francesi.

In questo quadro il clima di incertezza ha alimentato l’avversione al rischio degli investitori che si sono rifugiati presso il porto sicuro rappresentato dal Bund tedesco decennale. Questo elemento ha riportato all’attenzione il tema spread per i Paesi periferici, con il differenziale fra carta tedesca ed italiana salito a quota 205 punti base in mattinata, il massimo dal febbraio del 2014.

L’insieme di questi elementi ha avuto ricadute forti sul settore bancario tricolore: Banco Bpm e UniCredit hanno accusato le maggior flessioni, pari rispettivamente al -4,35 e -3%, seguite a ruota da Bper Banca, -1,33% a 4,446 euro, e Mediobanca, -0,98% a 8,06 euro. Secondo il report “Moneta e Banche” di questa mattina a febbraio è salito ancora il numero di titoli di Stato in pancia alle banche italiane e quelle operanti nel territorio del Paese. Al 28 febbraio 2017 gli istituti di credito con sede in Italia detenevano titoli di Stato nazionali per 383,377 miliardi di euro contro i 379,008 del mese precedente.

Fuori dal settore creditizio le vendite hanno colpito STM, -3,63% a 14,05 euro, a seguito del crollo verticale di Dialog Semiconductor dopo che Bankhaus Lampe ha bocciato il titolo a “sell” in scia del possibile addio di un cliente del calibro di Apple.

Protagonista della giornata in positivo è stato il titolo Atlantia, +1,66% a 24,53 euro, seguito poi da Italgas, +2,1% a 4,19 euro, grazie alla spinta dal report scritto e firmato dagli analisti di Jefferies questa mattina che hanno alzato il giudizio sul titolo da Hold a Buy, con prezzo obiettivo passato da 3,6 euro a 4,6 euro. Secondo gli esperti vi è un “margine di rialzo nel breve termine per utile e dividendo” con una liquidità che dovrebbe consentire “potenziale per acquisizioni domestiche e benefici dall’avvio delle aste per la distribuzione del gas in Italia”.