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Piazza Affari, forse oggi la decisione sull’aggregazione con Londra

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L’ora delle decisioni irrevocabili è arrivata per Borsa italiana, chiamata a decidere se accettare le offerte di aggregazione provenienti dall’Inghilterra, se entrare a far parte della Borsa transoceanica (Nyse-Euronext) o se, ancora una volta, continuare da sola. Una condizione, quest’ultima, che a fronte dell’accelerazione del risiko delle piazze finanziarie non sembra più essere praticabile e rischia di far recitare a Piazza Affari la parte del vaso di coccio tra vasi di acciaio.


Eppure anche in questo frangente la capacità di decidere difetta ai vertici della Borsa milanese che, riuniti ieri nel consiglio di amministrazione, hanno deciso di rimandare a oggi la scelta. La frenata è arrivata in particolare da alcune delle banche che fanno parte dell’azionariato della società che guida il listino italiano, desiderose di ricevere informazioni più dettagliate sulla proposta avanzata dal London Stock Exchange e forse non ancora pronte e digerire la possibilità di aggregarsi con l’entità anglosassone. “Queste sono cose che non si assorbono in cinque ore”, ha commentato uno dei presenti al cda con riferimento all’unione di due mondi molto diversi. Innanzitutto l’Lse è una public company e tale diventerebbe Borsa Italiana in caso di fusione, il che rappresenta un bel salto se si pensa alla vicenda che ha accompagnato l’Istituzione milanese a fare una passeggiata nei dintorni del floor di Piazza Affari senza poi però entrarvi. Della quotazione di Borsa Italiana si è parlato per lungo tempo tra accelerazioni, dichiarazioni, frenate e ghirigori. Poi non se n’è fatto nulla. Differenti sono anche le regole adottate dalla due entità, conformi alla disciplina anglosassone nel primo caso e decisamente più attente al libero mercato di quelle italiane.

Stavolta tuttavia di decidere non se ne potrà fare proprio a meno anche per i mister Tentenna che siedono nel consiglio di amministrazione capeggiato dall’amministratore delegato Massimo Capuano. Davanti a loro l’opportunità di avere una parte importante in una Borsa da 3.800 miliardi di euro di capitalizzazione che si piazzerebbe davanti a Nyse-Euronext (3.100 miliardi). Piazza Affari non sarebbe infatti solo una succursale della city londinese in quanto può disporre di un asset che a Londra manca e potrà dunque farlo pesare nell’eventuale unione: la propria forza nei campo dei titoli di Stato e dei derivati. Proprio nella notte di mercoledì è stata infatti esercitata l’opzione call con cui Piazza Affari può comprarsi il restante 51% del mercato Mts (il maggiore listino europeo di quotazione dei titoli di Stato) dal partner Nyse-Euronext.
Inoltre la struttura societaria prevista nella proposta dell’Lse (che pagherà 1,5 miliardi di euro circa) prevede la nascita di una holding a maggioranza inglese presieduta dall’attuale guida della Borsa londinese Clara Furse, al di sotto della quale i due mercati manterranno una notevole autonomia.


Al mercato non è che l’idea piaccia così tanto visti gli oltre 2 punti percentuali lasciati sul terreno dai titoli dell’Lse nelle ultime due sedute. Oltre alla spesa e all’aumento di capitale previsto (1,5 miliardi di euro) per portare a termine l’acquisizione, rimane il dubbio rilanciato da alcuni analisti di mercato che aggregarsi con una Borsa così diversa come quella italiana sia un boccone non proprio dolcissimo utile però a diminuire il peso che il Nasdaq (azionista del 30% dell’Lse) ha nella Borsa della city, allontanando così i pericoli di un nuovo tentativo di scalata.