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Piazza Affari debole, pesano i ribassi di Eni e Finmeccanica. Fiat maglia rosa

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Giornata di festa per l’Italia ma non per Piazza Affari. Nell’anniversario della Liberazione la Borsa di Milano sembra tirare il freno dopo tre sedute consecutive di guadagni. Gli acquisti sono scattati dopo la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale e alle concrete possibilità di un taglio dei tassi da parte della Banca centrale europea già nel meeting in agenda la prossima settimana. Il taglio del costo denaro si è reso più probabile dopo gli ultimi deludenti dati sulla congiuntura tedesca.
 
Oggi in Italia i riflettori saranno puntati sulle consultazioni con le forze politiche di Enrico Letta, al quale ieri Giorgio Napolitano ha affidato l’incarico per formare il nuovo Governo. Questa mattina a Tokyo l’indice Nikkei ha invece chiuso con un rialzo dello 0,6% attestandosi su livelli che non si vedevano da 5 anni e gli investitori sono in attesa della riunione di domani della Bank of Japan che ad inizio aprile aveva dato il via ad un’aggressiva politica monetaria.

A Piazza Affari l’indice Ftse Mib mostra una flessione di circa mezzo punto percentuale sotto quota 16.500 punti, trascinato al ribasso dal calo di Eni (-2,20% a 17,74 euro) in scia ai conti del primo trimestre pubblicati ieri sera a mercati chiusi. Il colosso petrolifero ha archiviato i primi tre mesi con un utile netto pari a 1,54 miliardi di euro, sostanzialmente dimezzato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nonostante il rallentamento, l’Ad Paolo Scaroni ha confermato gli obiettivi di crescita e redditività per l’intero esercizio 2013. Le vendite colpiscono anche Finmeccanica (-1,70% a 3,898 euro) con gli analisti di JP Morgan che hanno ridotto il giudizio sul colosso pubblico a underweight dal precedente neutral.

Brillante invece Fiat che svetta sul paniere principale con un balzo del 3,50% a 4,79 euro dopo le indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui il Lingotto avrebbe intenzione di incrementare la propria quota in Chrysler al 100% per poi lanciare l’Ipo negli Stati Uniti della nuova entità nata dalla fusione. La mossa rappresenterebbe un repentino cambio di rotta da parte dell0amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, da sempre contrario alla quotazione in Borsa.