Piazza Affari: dal '28 a oggi ha reso solo l'1% annuo

Inviato da Titta Ferraro il Gio, 28/05/2009 - 08:59
I ritorni nel lungo termine degli investimenti in Borsa, alla prova dei conti, risultano alquanto magri. Lo si evince dall'ultimo rapporto Mediobanca che rimarca inoltre come i ritorni per gli investitori di Piazza Affari risultano sensibilmente inferiori di quelli che si registrano negli altri principali mercati. Ipotizzando un investimento nella Borsa italiana datato 2 gennaio 1928, il rendimento medio annuale in termini reali - ossia al netto dell'inflazione - risulta solo dell'1% circa l'anno. Rendimento positivo che si ha solo assumendo il reimpiego totale dei dividendi percepiti per mantenere il potere di acquisto iniziale del capitale. In caso contrario invece il rendimento medio passa in negativo del 2,3% l'anno. Non va tralasciato il fato che l'analisi parte proprio dall'anno antecedente lo scoppio della più grande crisi Borsistica di sempre e finisce ad aprile di quest'anno con i mercati reduci da un anno e mezzo di forti ribassi a seguito della grave crisi subprime. Lo studio mostra che, anche su un periodo di 30 o 40 anni, rimane il rischio di una perdita annua tra il 3 e il 4 per cento (dal 1944 al 1983). Una percentuale ritenuta alta, se si confronta, ad esempio, con gli Stati Uniti, dove non è mai accaduto che un investimento in azioni abbia reso negativamente in termini reali per un orizzonte di più di 16 anni, o con Londra, dove il limite è leggermente più elevato, 22 anni.
Per chi investe in Borsa nella realtà risulta chiave il timing dell'investimento, ossia quando si entra e quando si esce dal mercato. Lo studio di Mediobanca, spostando l'analisi a livelli di singoli annui, evidenzia come l'anno più propizio per investire in Borsa è stato il 1946. Nei 12 mesi dell'anno post-bellico il ritorno medio dall'investimento azionario risulta del 116%, mentre investendo nel 1945 la perdita annuale sarebbe stata del 72%.
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