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Piazza Affari chiude sotto la parità, ancora male le banche. Acquisti su Prysmian e Industrial -1-

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La Borsa di Milano ha chiuso la seduta in moderato ribasso in una giornata ricca di spunti macro. Questa mattina la Cina ha confermato di essere un’economia “calda”: a marzo il Pil è cresciuto del 9,7%, oltre le previsioni che indicavano +9,4%, mentre l’inflazione ha mostrato un balzo del 5,4%, il livello più elevato dal luglio 2008. Negli Stati Uniti la produzione industriale di marzo è salita dello 0,8% battendo il consensus fermo a +0,5%, mentre il dato preliminare sulla fiducia dei consumatori ha segnato ad aprile 69,6 punti contro attese che indicavano 68,5 punti. Sullo sfondo restano i problemi della Periferia Ue: il differenziale tra i bond di Atene e il bund tedesco ha superato quota 1.000 punti base. E così a Piazza Affari il Ftse Mib ha ceduto lo 0,06% a 21.821 punti, mentre il Ftse All Share è arretrato dello 0,05% a quota 22.545.

La crisi della Periferia europea ha avuto ancora riflessi sull’andamento borsistico del comparto bancario. Acque agitate attorno alla Popolare di Milano che ha lasciato sul parterre il 2,36% a 2,648 euro. Secondo quanto riportato oggi da alcuni organi di stampa la relazione di Bankitalia avrebbe richiesto una ricapitalizzazione in tempi stretti da 600 milioni di euro e la cancellazione del dividendo. Vendite anche su Intesa SanPaolo (-1,73% a 2,16 euro), Monte dei Paschi (-1,19% a 0,915 euro), Ubi Banca (-1,08% a 5,93 euro), Unicredit (-0,29% a 1,707 euro) e Banco Popolare (-1,06% a 2,056 euro).