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Piazza Affari chiude positiva ma lontana dai massimi, in luce Unicredit e Telecom

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Lo sprint della Borsa di Tokyo (close a +7,7%) ha spinto solo in parte Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha archiviato la seduta con un progresso dello 0,84% a quota 22.126 punti dopo aver raggiunto nel corso della seduta rialzi anche superiori al 2%. Il rally dei mercati è stato sostenuto principalmente dalle attese per nuovi interventi di Pechino a sostegno della crescita. In tal senso il Ministero delle Finanze cinese ha preannunciato un’accelerazione della riforma del sistema fiscale e l’aumento della spesa in infrastrutture.
Tra i testimonial del settore bancario spicca il +1,58% di UniCredit a 5,78 euro. A spingere il titolo di Piazza Gae Aulenti sono state le promozioni a buy arrivate da Hsbc e Societe Generale. Finale di seduta tonico per Telecom Italia (+ 2,8%) dopo che gli ultimi aggiornamenti Consob hanno accertato che i francesi di Vivendi in data 4 settembre hanno incrementato la quota azionaria nel capitale di Telecom Italia al 15,486% dal precedente 14,9%. Acquistata anche Eni (+1,36% a 14,86 euro) che nel corso della giornata si era anche spinto sopra la soglia dei 15 euro con un balzo di oltre il 3%. Oggi il ceo del gruppo del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, ha fatto presente che sotto il maxi giacimento di Zohr “probabilmente ce n’è un altro e il prossimo obiettivo è verificare questa eventualità. “La speranza è che i volumi possano aumentare anche se siamo già contentissimi così”, ha aggiunto Descalzi nel corso di un’audizione al Senato. Tra le poche note stonate di giornata c’è stata Stm (-4,39% a 6,42 euro) sull’emergere di preoccupazioni circa l’andamento dei ricavi nella seconda metà dell’anno. Il cfo del gruppo italo-francese, Carlo Ferro, nell’ambito della Global Tech Conference di Citigroup a New York ha posto nuovamente l’accento sull’andamento incerto del mercato asiatico, così come già evidenziato dalla società in occasione della diffusione dei conti del secondo trimestre. Secondo gli analisti di Equita la debolezza in Asia potrebbe tradursi in un calo dei ricavi nel secondo semestre visto che il 59% delle vendite del gruppo dipendono dall’Asia (il 25% dalla sola Cina).