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Piazza Affari chiude in ribasso: tonfo per Telecom Italia, Rcs chiude sotto il prezzo dell’aumento

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La Borsa di Milano ha archiviato l’ultima seduta della settimana in rosso, accelerando al ribasso nell’ultima ora di contrattazioni in scia al rallentamento registrato da Wall Street. Il mercato ha accolto con incertezza i dati sul lavoro Usa, oltre le attese quelli sulla variazione degli occupati non agricoli, invariato quello sul tasso di disoccupazione. Gli operatori infatti temono una riduzione del piano di espansione monetaria messo in atto dalla Federal Reserve. Le parole del governatore della Banca centrale europea, che ha dichiarato che i tassi resteranno ai livelli attuali o più bassi per un lungo periodo di tempo, hanno invece avuto un buon impatto sullo spread Btp-Bund sceso sotto i 270 punti base. Scoraggianti le notizie dall’Italia: secondo Banca d’Italia, il Belpaese sta scalando anno dopo anno la graduatoria dei Paesi tassatori d’Europa, raggiungendo la quarta posizione tra i 17 Stati dell’Euro e la sesta tra i 27 Paesi dell’Ue e posizionandosi così ben al di sopra della media del Vecchio Continente al 41,5%. In questo quadro a Piazza Affari il Ftse Mib ha perso l’1,74% a 15.533,69 euro mentre il Ftse All Share si è attestato a 16.532,24 punti in calo dell’1,59%.

Rcs ha chiuso l’ultimo giorno valido per la sottoscrizione dell’aumento di capitale in calo dell’1,28% a 1,23 euro, sotto il valore pari a 1,235 euro delle azioni offerte con la ricapitalizzazione. Dal Ftse Mib brutte notizie per Telecom Italia che ha lasciato sul parterre il 3,58% a 0,511 euro, all’indomani dello stop deciso dal Cda alle trattative in merito all’integrazione con 3 Italia. Eni (-2,48% a 15,75 euro) non ha festeggiato in Borsa la scelta della Cassazione. Questa ha confermato in via definitiva la sentenza di “non luogo a procedere” emessa dal Gup di Milano il 28 giugno 2012 perché il fatto non costituisce reato, rigettando così il ricorso della Procura di Milano. La decisione fa riferimento al filone “Accise” del procedimento noto come “Misura gas”. Negativa anche Generali (-1,44% a 13,71 euro) dopo nuove indiscrezioni sul tema caldo delle dismissioni. Non si salva dalle vendite neanche il comparto bancario, partito bene questa mattina. Poco sotto la parità Mediobanca con un ribasso dello 0,05% a 4,372 euro. Giù dello 0,31% a 0,3238 euro la Popolare di Milano, dello 0,97% a 0,9155 euro Banco Popolare, del 2,23% a 1,271 euro Intesa Sanpaolo, del 2,31% a 3,636 euro Unicredit, del 2,27% a 0,202 euro Monte dei Paschi, dell’1,52% a 2,856 euro Ubi Banca e infine del 2,54% a 4,522 euro Bper.