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Piazza Affari chiude in ribasso, male Mediaset e Saipem. In luce Ubi Banca

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Piazza Affari ha chiuso in ribasso la prima seduta della settimana. Seduta priva di dati macroeconomici significativi e con scambi ridotti a Wall Street per la festività del Columbus Day. Il listino milanese è stato vittima di prese di beneficio dopo la brillante performance della precedente ottava con il mercato sempre attento a captare novità sulle prossime mosse delle Banche centrali. Da un lato la Fed, con i verbali dell’ultima riunione che sono stati letti in chiave attendista sul fronte tassi, dall’altro la Bce, con gli investitori che si aspettano un potenziamento del quantitative easing in salsa europea. Questa mattina il Tesoro ha collocato Bot a 1 anno per complessivi 7 miliardi di euro con un rendimento in calo allo 0,023%. Dopo il rally della scorsa settimana il petrolio ha tirato il freno nonostante l’Opec abbia pronosticato per il 2016 il primo calo in otto anni dell’output Usa. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dello 0,74% a 22.091 punti.

Settore bancario debole ad eccezione di Ubi Banca (+1,49% a 6,80 euro) dopo il via libera dell’assemblea dei soci alla proposta di trasformazione della banca in Società per azioni (Spa) e la conseguente adozione di un nuovo testo statuario. Deboli gli altri titoli del settore bancario: Montepaschi ha ceduto il 3,71% a 1,657 euro, Banco Popolare l’1,66% a 13,55 euro, Intesa SanPaolo lo 0,37% a 3,174 euro. Sugli scudi la galassia Agnelli (FCA +0,86% a 13,93 euro, CNH Industrial +0,07% a 6,48 euro) dopo che venerdì è stata presentata la documentazione finale dell’Ipo di Ferrari alla SEC con l’intervallo di prezzo e l’ammontare delle azioni anche andranno sul mercato. Il prezzo dell’offerta pubblica iniziale è previsto sia tra 48 e 52 dollari per azione. In termini di valutazione complessiva il prezzo massimo di vendita corrisponde a un valore di 9,8 miliardi di dollari (8,65 miliardi di euro). Sul mercato andrà circa il 9% delle azioni ordinarie di Ferrari.

Ancora forti vendite su Mediaset (-3,33% a 4,342 euro) dopo la decisione degli analisti di Goldman Sachs di togliere il titolo dalla loro lista “conviction buy”. Venerdì nelle sale operative era emersa una certa delusione dai dati sulla crescita degli abbonati nel terzo trimestre. A fine settembre gli abbonamenti alla pay-tv Mediaset Premium sono cresciuti a 1.815.000, in rialzo di 112 mila unità rispetto a fine giugno. Riscontri inferiori rispetto ai +130 mila indicati da alcuni organi di stampa nelle scorse settimane. In calo il comparto oil: Eni ha perso lo 0,51% a 15,43 euro, mentre Saipem è arretrata del 2,96% a 8,685 euro dopo che Il Messaggero ha scritto che la società avrebbe abbozzato con un pool di banche il piano per il rifinanziamento del debito, che attualmente si attesta a 5,5 miliardi di euro, quasi totalmente finanziato da Eni. Il quotidiano romano ha scritto che il piano sarebbe articolato in un nuovo finanziamento da 4,5 miliardi di euro, supportato da una ricapitalizzazione da 3,5 miliardi preceduta da un cambio negli assetti societari.