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Piazza Affari chiude in ribasso, male le banche. Unicredit la peggiore, si salva Mps

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Piazza Affari ha chiuso in ribasso appesantita dalle forti vendite che hanno colpito i titoli del comparto bancario, ad eccezione di Mps dopo il via libera della Bce al piano di salvataggio. Il listino milanese era partito in maniera convincente, con l’indice Ftse Mib che nei primissimi scambi di seduta aveva riconquistato la soglia dei 17.000 punti, dopo la pubblicazione degli stress test da parte dell’EBA. L’euforia è durata pochissimo e le vendite hanno iniziato a prevalere sulla Borsa di Milano. Sul fronte macro l’indice Pmi manifatturiero dell’Eurozona di luglio (lettura finale) si è attestato a 52 punti, in rialzo dai 51,9 punti della precedente rilevazione e delle attese degli analisti. Negli Stati Uniti l’Ism manifattura di luglio è scivolato a 52,6 punti, sotto le attese che erano pari a 53 punti. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha chiuso con una flessione dell’1,73% a 16.554 punti.

Crollo di Unicredit (-9,40% a 1,986 euro) dopo l’esito degli stress test che ha aumentato la pressione per l’aumento di capitale. Nello scenario avverso degli esami condotti dall’Eba, il CET1 della banca milanese si attesterebbe al 7,1%, un valore inferiore alla media degli altri istituti di credito. Unicredit ha già ceduto il 10% di Bank Pekao e FinecoBank e ora i timori del mercato ruotano intorno alla possibilità che l’aumento di capitale sia superiore a 5 miliardi di euro. Forti vendite anche sugli altri titoli bancari: Popolare di Milano ha ceduto il 6,22% a 0,407 euro, Banco Popolare il 5% a 2,392 euro, Ubi Banca il 6,20% a 2,574 euro. In controtendenza Mps (+0,58% a 0,31 euro) dopo il via libera della Bce al piano di salvataggio che comprende la cessione di un pacchetto di sofferenze da 9,7 miliardi di euro e un aumento di capitale da 5 miliardi.

Il proseguimento del trend ribassista del petrolio, con il Wti che si è portato in area 40,50 dollari al barile, si è fatto sentire a Piazza Affari: Saipem ha lasciato sul parterre il 2,38% a 0,381 euro, mentre Tenaris è arretrata del 2,68% a 11,64 euro. Ancora debole Mediaset (-1,48% a 2,668 euro) che la scorsa settimana aveva pagato il dietrofront di Vivendi su Mediaset Premium. “I legami fra Mediaset e Vivendi non sono essenziali per le strategie di Vivendi in Italia, perché si possono trovare altri partner nel mercato italiano” ha dichiarato l’Ad di Vivendi, Arnaud De Puyfontaine, in un’intervista rilasciata a Les Echos.