Piazza Affari chiude in ribasso: male Intesa & Unicredit, scatto di Green Power

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La Borsa di Milano ha chiuso la seduta in territorio negativo in scia all’andamento debole di Wall Street e all’acutizzarsi delle tensioni in Egitto. La piazza statunitense ha ignorato i dati oltre le attese, in particolare le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, scese a 415 mila, e l’Ism servizi di gennaio, cresciuto a 59,4 punti. Tutto come da copione nell’Eurozona. La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi d’interesse all’1%, livello stabilito nel maggio 2009. Spiazzata la speculazione che a inizio settimana ragionava sulla possibilità di un rialzo anticipato dei tassi, alimentato dalla nuova impennata dell’inflazione Ue nel mese di gennaio. E così a Piazza Affari il Ftse Mib ha ceduto lo 0,93% a 22.443 punti, mentre il Ftse All Share è arretrato dello 0,83% a quota 23.038. 


Vendite sostenute sul comparto bancario: Intesa SanPaolo ha ceduto il 2,94% a 2,477 euro, Banco Popolare l’1,95% a 2,64 euro, Unicredit il 2,07% a 1,84 euro, Monte dei Paschi lo 0,88% a 0,896 euro, Ubi Banca l’1,55% a 7,61 euro. In controtendenza la Popolare di Milano, che ha chiuso piatta a 3,14 euro, in scia alle indiscrezioni che aleggiano su piazza Meda. Secondo la stampa, infatti, sta aumentando il conflitto tra i sindacati attivi nella Banca Popolare di Milano. Il Corriere della Sera ha scritto che si sta consumando un vero e proprio esodo di iscritti dalla Fisac-Cgil alla Fabi-Cisl. I numeri che circolano arrivano a contare fino a 500 dipendenti in movimento, in pratica tutta la componente socialista della Fisac. Tra i motivi dello scontro, le diverse visioni sull’opportunità di rivedere la governance della banca, anche in vista della redazione delle nuove liste per il rinnovo del Consiglio di amministrazione, atteso per la primavera del 2012. Ma non solo. Anche il ruolo del presidente Ponzellini sarebbe a rischio e, sempre secondo indiscrezioni, il manager potrebbe uscire anzitempo dalla scena ed essere in corsa per le nomine delle aziende pubbliche.

Sono scattati i realizzi su Eni che ha lasciato sul parterre lo 0,39% a 17,99 euro. A pesare sarebbe lo stallo delle trattative tra Eni e Petrobras per la cessione del 33,3% di Galp. Secondo indiscrezioni i colloqui tra le due società sarebbero vicini alla rottura perché le parti non sono riuscite a trovare un accordo sul prezzo. Eni però starebbe proseguendo i contatti con altri interlocutori interessati alla partecipazione in Galp. “Nonostante l’impasse, continuiamo a credere che l’operazione possa andare in porto nei prossimi mesi”, ha azzardato Intermonte. Generali (-0,96% a 16,45 euro) resta sorvegliata speciale a Piazza Affari dopo che Della Valle ha proposto la dismissione della partecipazione del Leone in Rcs (3,7%), considerata non strategica. “Crediamo che nel breve Generali possa beneficiare di qualche appeal speculativo alla luce dei contrasti interni nel Cda”, ha scritto sempre Intermonte. Male Telecom Italia (-1,58% a 1,058 euro) dopo i recenti rialzi con Exane che ha suggerito di prendere profitto prima dei conti 2010.


Bene Enel Green Power (+0,74% a 1,636 euro) che ha annunciato per il 2010 ricavi a 2,3 miliardi di euro, in crescita del 21,1% rispetto agli 1,9 miliardi del 2009 e oltre i 2,1 miliardi indicati dal consesus. Un incremento dovuto principalmente all’aumento del giro d’affari della controllata Enel.si e delle attività internazionali. L’Ebitda si è attestato a 1,3 miliardi di euro, perfettamente in linea con le previsioni, mentre il debito netto è arrivato a 3,1 miliardi di euro, meglio delle attese che indicavano 3,3 miliardi. I risultati annuali sono attesi per il prossimo 9 marzo, ma “le indicazioni preliminari sono comunque positive con un debito migliore delle attese”, ha scritto Equita nella nota odierna. Ansaldo Sts ha strappato un +0,28% a 10,90 euro dopo aver siglato il contratto per l’estensione della metro 5 di Milano. Infine, Fiat Industrial ha svettato sul paniere principale con un balzo del 2,11% a 10,16 euro.

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