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Piazza Affari chiude in ribasso, banche deboli. Bene Telecom e Finmeccanica

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Piazza Affari ha chiuso in ribasso non sfruttando l’andamento positivo di Wall Street. L’indice Ftse Mib, nel primo pomeriggio, aveva azzerato le perdite portandosi sopra 22.200 punti per poi ripiegare di nuovo e chiudere con un ribasso dello 0,23% a 22.140 punti. A dettare l’andamento dei mercati sono ancora una volta le Banche centrali, in particolare Fed e Bce. Ieri i verbali delle ultime riunioni di questi istituti hanno evidenziato sempre di più la divergenza di politica monetaria: da un lato la Fed pare intenzionata ad alzare i tassi d’interesse a dicembre per la prima volta dal 2006, dall’altro la Bce, come ribadito questa mattina da Mario Draghi, sembra orientata ad ampliare il suo quantitative easing. L’attesa per il potenziamento del QE si è sentita sui titoli di Stato dell’Eurozona: in particolare il bond governativo biennale tedesco ha toccato i minimi storici a -0,389 per cento.

In rosso la maggior parte dei titoli bancari con Unicredit (-2,08% a 5,41 euro) che ha pagato la bocciatura di Barclays a underweight dal precedente equalweight. Per gli analisti di Barclays, dopo il deludente aggiornamento del piano strategico, il gruppo di piazza Gae Aulenti rimane “debole sul capitale” ed esiste “il rischio di realizzare dei ritorni deludenti al 2018”. “Stimiamo un deficit di capitale di 7 miliardi di euro – si legge nel report -, pari a oltre il 20% della sua attuale capitalizzazione di mercato e un Rote ancora al di sotto del 9% nel 2018”. Restando nel comparto le vendite hanno colpito anche Bper (-1,73% a 7,095 euro), Popolare di Milano (-1,34% a 0,879 euro) e Intesa SanPaolo (-1,26% a 3,114 euro). Male A2A (-1,45% a 1,291 euro) in scia alle indiscrezioni de Il Correre secondo cui il Cda di Cogeme, socio con il 31% di Linea Group Holding, avrebbe bocciato l’offerta vincolante messa sul tavolo dall’utility lombarda per il 51% di LGH.

Eni ha perso lo 0,73% a 14,82 euro dopo aver concluso la cessione del residuo 4% del capitale detenuto in Galp Energia. Il corrispettivo complessivo della cessione è stato pari a circa 325 milioni di euro. L’intera quota inizialmente detenuta in Galp era pari al 33,34% ed è stata ceduta in più tranche a partire dal 2012 per un incasso complessivo di 3,28 miliardi di euro. Tra i migliori di seduta da segnalare Finmeccanica (+2,49% a 13,56 euro) e Telecom Italia (+1,72% a 1,182 euro), con quest’ultima che ha sfruttato l’appeal speculativo dello scontro tra i fondi e Vivendi. Positiva Exor (+0,46% a 40,80 euro) che ha stipulato un accordo per cedere la propria partecipazione del 17,1% in Banijay, società indipendente di produzione televisiva guidata da Stephane Courbit, di cui Exor è stata, nel 2008, uno dei fondatori. Per la cessione la holding della famiglia Agnelli incasserà 60,1 milioni di euro, registrando una plusvalenza di 24,8 milioni.